Petrolio schiacciato dopo che Russia parla di rialzo produzione
In pochi giorni siamo passati dalla possibilità di un congelamento coordinato dei livelli di barili di petrolio prodotti all’eventualità di un incremento della produzione da parte di uno dei maggiori esportatori di greggio al mondo.
Probabilmente innervosita dal mancato accordo al vertice di Doha, la Russia ha deciso di alzare la posta in palio dei negoziati con i paesi del Golfo. Il ministro dell’Energia Alexander Novak ha minacciato i paesi del Golfo dicendo che “in teoria” Mosca potrebbe aumentare i livelli di produzione e che non è in realtà “mai stata pronta a un taglio”.
Le dichiarazioni hanno il sapore della rappresaglia. Lo stesso Novak aveva detto che era assurdo dare la colpa del fiasco dei colloqui in Qatar, come hanno fatto i paesi del Golfo, all’esecutivo dell’Iran “che non era nemmeno presente” al vertice di domenica scorsa. Secondo la Russia i presenti avrebbero potuto strappare un accordo.
Il regno saudita e il Cremlino, le cui economie sono state tramortite dal crollo dei prezzi del petrolio iniziato a metĂ 2014, sono ai ferri corti e questo spiega probabilmente il motivo della visita del presidente americano Barack Obama a Riyad. Attualmente i futures con scadenza giugno sul petrolio Wti cedono terreno attestandosi in area 41,55 dollari al barile.
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