OPINIONE BROKER: CRASH OBBLIGAZIONARIO NON SARÀ PROLUNGATO

13 Maggio 2015, di Redazione Wall Street Italia

Analisi di Amundi, su timori di un crash dei Bond

“Nelle ultime settimane, i mercati obbligazionari e azionari sono in agitazione. L’epicentro del problema è chiaramente sul fronte del mercato obbligazionario, dove lo spettro di un possibile crash si aggira tra gli investitori – soprattutto perché la Fed sta cominciando a preoccuparsi apertamente per i tassi di interesse troppo bassi e per il mercato azionario sopravvalutato. Sul fronte azionario, l’aumento dei tassi di interesse ha aperto la possibilità agli investitori di effettuare prese di profitto, tanto più che, sul piano politico, i rischi di Grexit e, più recentemente, di Brexit sono venuti alla ribalta”.

Indipendentemente da eventuali fattori tecnici che hanno causato la recente correzione, è importante notare che la correzione sul Bund è in arrivo dopo una correzione al rialzo delle aspettative di inflazione. Il tasso swap cinque anni su cinque anni – misura adottata da Mario Draghi per definire l’inflazione di medio periodo – è notevolmente aumentato nelle ultime settimane. È sorprendente notare che negli ultimi 18 mesi, questo dato è stato strettamente correlato al prezzo del petrolio. Quindi tutto sembra accadere come se le aspettative di inflazione a medio termine dipendessero dai prezzi del petrolio di oggi.

È chiaro che se il prezzo del petrolio si stabilizza ai livelli attuali (tra i 60 ei 65 dollari), l’inflazione prevista (fine anno) sarà rivista al rialzo nella zona euro. Ma questo è chiaramente indipendente dalle prospettive di inflazione di medio periodo. Non più che il calo dei prezzi del petrolio è un vettore di deflazione, l’aumento non è un vettore di inflazione autosufficiente. La BCE probabilmente dovrà dare più indicazioni sul fatto che è il trend dell’inflazione core che conta prima di tutto. Eppure su quel fronte, non ci aspettiamo nessuna accelerazione marcata entro il 2016. Ci vorrà di più della ripresa ciclica attesa per far scendere la disoccupazione della zona euro in maniera duratura. Gli effetti di secondo impatto sui salari non possono materializzarsi in un contesto ad alta disoccupazione. Senza contare che il recente aumento dei tassi, dell’euro e del petrolio rischia di appesantire l’economia nel più breve termine.

Cosa implica per i mercati: i rendimenti dei titoli a lungo termine in Germania non sono pronti a risalire definitivamente. Ma questo non vuol dire che stanno per cadere di nuovo a zero entrambi. In effetti, i tassi bassi, ma positivi potrebbero corrispondere maggiormente a un periodo di reflazione graduale.

Il nostro orientamento per le prossime settimane può essere riassunto come segue:

Forze al ribasso sui tassi di interesse ancora in azione: anche se il mercato resta esposto ad un altro brutale short selling di derivati sui tassi di interesse, il QE della BCE e la necessità di garanzie stanno ancora mettendo pressione al ribasso sui tassi.

Incremento del premio per il rischio: il forte aumento della volatilità alzerà il premio per il rischio di mercato euro nel complesso. Alcuni investitori potrebbero considerarla come un’opportunità per reinvestire, altri con una forte avversione al rischio, si rivolgeranno a più elevati livelli dei tassi di interesse. Da questo punto di vista, la volatilità è destinata a rimanere elevata nelle prossime settimane. Inoltre, con il rendimento totale da inizio anno colpito dalla flessione della scorsa settimana, gli investitori saranno più cauti nelle prossime settimane, il rischio è di registrare performance negative a seguito di qualsiasi picco ulteriore dei tassi.

Nel complesso, la combinazione di queste considerazioni di mercato e il quadro macroeconomico dovrebbero giocare a favore di una stabilizzazione ad un livello leggermente più alto dei tassi, con una più ampia gamma di price action e una certa volatilità persistente. In altre parole, non un crash obbligazionario prolungato, anche se il mercato ci ha inviato un segnale chiaro di avvertimento la scorsa settimana per quanto riguarda le conseguenze di eccessivi livelli di valutazione.