Ocse: Italia tra i più esposti alla perdita di lavoro e reddito

4 Luglio 2018, di Alessandra Caparello

Anche se la disoccupazione nella maggior parte dei paesi OCSE è tornata ai livelli pre-crisi, la crescita salariale non ha avuto lo stesso trend e molti mercati del lavoro sono diventati più rigidi che mai.

A dirlo l’Ocse nel suo Employment Outlook, il rapporto annuale sull’occupazione pubblicato oggi dall’Organizzazione che riunisce i 35 Paesi avanzati. Una delle conseguenze della crisi economica globale del 2008-2009, dice l’istituto con sede a Parigi, è che molti lavoratori sono stati successivamente costretti ad accettare lavori a basso salario, con ripercussioni sulla crescita salariale complessiva.

L’OCSE ha suggerito che le cosiddette imprese tech “superstar” potrebbero essere in parte responsabili della debole crescita dei salari. Gran della crescita della produttività difatti è stata generata da un piccolo numero di imprese innovative che investono massicciamente in tecnologia ma occupano pochi lavoratori rispetto ad altre imprese più tradizionali.

Guardando all’Italia, il Belpaese è il quarto nella classifica Ocse – dopo Grecia, Spagna e Turchia – in cui il mercato del lavoro ha il maggiore livello di insicurezza, cioè la probabilità di perdere il posto e di restare senza reddito. Due i suggerimenti da parte dell’istituto guidato da Angel Gurria: sviluppare una  strategia precoce per favore il rapido reinserimento lavorativo e aumentare il numero di  disoccupati coperti dal sussidio.