Mediobanca incassa downgrade S&P, rating a ‘BBB’ su rischi integrazione Mps
Mediobanca incassa il downgrade di S&P Global Ratings che ha tagliato il rating a ‘BBB’ da ‘BBB+’ (outlook resta positivo). L’agenzia di rating Usa, che considera ora piazzetta Cuccia come parte integrante del gruppo Mps, ritiene che “l’integrazione di Mediobanca “in un gruppo bancario con un profilo di rischio più elevato e una cultura aziendale e un modello di business differenti influirà negativamente sul suo merito creditizio”.
Nel report si legge che il portafoglio crediti di Mediobanca ha dimostrato un’elevata resilienza nelle precedenti fasi di downturn e la qualità degli attivi è stata tra le migliori nel settore bancario italiano. “Ciò è dovuto a solidi standard di concessione del credito, a efficaci pratiche di gestione del rischio e a un’esposizione relativamente più contenuta verso segmenti più rischiosi rispetto ai concorrenti – spiega l’agenzia di rating -. Tuttavia, riteniamo che l’entità combinata sia esposta a una maggiore complessità e un rischio di credito più elevato rispetto a Mediobanca stand-alone”. E aggiunge: “Ciò include alcuni rischi legali legacy e un’esposizione relativamente elevata alle piccole e medie imprese, che consideriamo naturalmente più vulnerabili rispetto alle grandi aziende in caso di rallentamenti economici”. Al contempo, il successo dell’integrazione di Mediobanca nel più ampio gruppo Mps “pone le basi per un profilo creditizio pù solido nel lungo periodo. Se l’integrazione sarà in modo efficace, riteniamo che l’entità combinata possa beneficiare di un modello di business redditizio e altamente diversificato, con un maggiore contributo da attività a basso assorbimento di capitale ma ad alta redditività”.
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A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo