Maxi tangenti internazionali, ultime battute del processo Saipem-Sonatrach

25 Gennaio 2016, di Daniele Chicca

La difesa di Saipem ha cercato di smontare le accuse nell’ultima parte del processo Sonatrach 1 su corruzione internazionale e false dichiarazioni al fisco, che si dovrebbe concludere con un verdetto dei giudici in settimana, a un mese di distanza dalla sua apertura al tribunale penale di Algeri.

Al centro della vicenda è una presunta maxi tangente algerina che fa tremare anche Paolo Scaroni, ex ad di Eni. Si parla di circa 198 milioni di dollari che sarebbero stati versati dalla controllata di Eni all’allora ministro dell’energia dell’Algeria Chekib Khelil e al suo entourage per ottenere sette appalti petroliferi del valore di “oltre 8 miliardi di euro”.

Gli avvocati della difesa sostengono che il gasdotto GK3, che doveva portare del gas in Italia è un’opera italo-algerina che non poteva che essere portata avanti da Saipem, per via della sua strategia, delle sue competenze e delle sue conoscenze in materia, senza fare ricorso alla corruzione.