L’oro scende sotto i 5.000 dollari
Il mercato dell’oro ha visto un nuovo calo, con il prezzo che è scivolato sotto la soglia simbolica dei 5.000 dollari l’oncia. Questo declino è stato principalmente causato da prese di profitto seguite al recente aumento dei prezzi, stimolato dai dati sull’inflazione negli Stati Uniti. La sessione precedente aveva visto un incremento del 2,4%, spinto dalle aspettative di un possibile taglio dei tassi da parte della Federal Reserve, ma il metallo ha poi perso fino all’1,5%.
La chiusura dei mercati in Cina per il Capodanno lunare ha ulteriormente accentuato la volatilità, riducendo la liquidità disponibile. La domanda di oro in Cina è stata particolarmente vivace nei mesi recenti, tanto che le autorità di Shenzhen hanno avvertito gli investitori retail riguardo a pratiche di trading non autorizzate.
Nonostante le fluttuazioni, gli analisti sostengono che l’oro stia attraversando una fase di consolidamento. A fine gennaio, il metallo aveva raggiunto i 5.595 dollari l’oncia prima di subire una brusca correzione che l’ha riportato vicino ai 4.400 dollari. Da quel momento, l’oro ha recuperato circa metà delle perdite, continuando a muoversi in un mercato caratterizzato da scambi irregolari.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo