Italia, la corsa per il Colle aumenta l’incertezza sui tempi delle riforme

11 Gennaio 2022, di Redazione Wall Street Italia

Dal prossimo 24 gennaio l’Italia si dedicherà alle elezioni del nuovo Presidente della Repubblica. Un evento significativo che potrebbe incidere sulla stabilità del governo e sull’agenda delle riforme del Paese. Il 2022 è un anno cruciale per l’esecutivo, impegnato a raddoppiare gli obiettivi raggiunti nel 2021, con tantissime misure in cantiere che dovrebbero essere emanate nel secondo trimestre dell’anno. Sembra inevitabile che ci possano essere dei ritardi, ma le riforme non devono fermarsi. Sostenere il progresso delle riforme legislative e implementare il potenziale di crescita potrebbe influenzare positivamente la sostenibilità del debito pubblico e a sua volta il giudizio sul rating dell’Italia che è attualmente BBB (high), Stabile, per gli esperti di DBRS Morningstar.

L’investitura a Draghi

L’ampio supporto di cui gode il premier Draghi da parte di molti partiti, lo rende il principale candidato per ricoprire questo importante ruolo istituzionale. Questa sarebbe la prima volta nella storia repubblicana dell’Italia che un primo ministro lascia il suo posto per diventare Presidente della Repubblica e tale eventualità ovviamente andrebbe a generare dei dubbi sulla stabilità del governo, in quanto il suo eventuale successore potrebbe avere difficoltà nel guadagnarsi lo stesso supporto di maggioranza in un Parlamento così frammentato come quello italiano.

Le rassicurazioni degli esperti

Gli esperti dell’agenzia di rating DBRS Morningstar non sembrano troppo preoccupati, proprio perché l’Italia è un Paese storicamente abituato a elezioni frequenti e instabilità governativa. E se non dovesse essere possibile trovare un nuovo premier sostenuto dall’attuale maggioranza, potrebbe comunque nascere un governo supportato da una maggioranza più ristretta. Tale evenienza ovviamente indebolirebbe il processo delle riforme, anche rispetto a quelle previste nell’ambito del PNRR. Potrebbe esserci un minore consenso politico e maggiori disaccordi, anche perché ci si avvicina alle elezioni che si terranno a inizio 2023. Dall’altro lato, sembra ridotto il rischio di andare a elezioni anticipate.

Lo spauracchio del voto anticipato

Ciononostante, qualora si dovesse andare a elezioni anticipate, l’agenda delle riforme verrebbe ritardata per motivi pratici, dovuti alla formazione del nuovo governo. E comunque, con una maggioranza chiara e unita dal voto anticipato potrebbe arrivare nuova linfa alla stabilità del Paese e riaccelerare l’implementazione del piano. Secondo DBRS Morningstar, i partiti politici italiani sono estremamente incentivati a raggiungere gli obiettivi fissati dal PNRR che permetteranno di ricevere le risorse finanziarie dall’UE.

Dunque, per gli analisti le riforme continueranno, seppur con qualche ritardo. La Commissione Europea ha già fornito 24,9 miliardi di euro all’Italia ad agosto 2021 e nei prossimi mesi dovrebbe ricevere ulteriori 24,1 miliardi relative a tutte le misure attuate nel 2021. Raggiungere gli obiettivi del 2022 è una precondizione per poter ottenere ben 46 miliardi di euro, la più grande fetta di finanziamenti dell’anno. E sebbene potrebbe variare il governo in carica, la presenza di Draghi per sette anni, come Presidente della Repubblica, garantirebbe responsabilità, credibilità internazionale e un atteggiamento europeista. Inoltre Mario Draghi potrebbe premere affinché l’esecutivo non perda il giusto slancio sulle riforme in agenda. DBRS Morningstar non prevede cambi di scenario, anche in caso di rielezione di Mattarella o di un altro nome. Perché mantenere Draghi nel ruolo di premier garantirebbe il progresso spedito del PNRR. Almeno fino alle elezioni del 2023.