Il grande rifiuto di Castagna mette KO Carige: titolo affonda in Borsa. AD Banco BPM affossa sogni M&A in Borsa

20 Settembre 2021, di Redazione Wall Street Italia

Il caso vuole che Giuseppe Castagna, amministratore delegato di Banco BPM, metta a tacere le sirene del risiko delle banche italiane proprio nel giorno in cui le borse mondiali, più che in altre sessioni, scontano lo spettro della bancarotta del colosso immobiliare cinese Evergrande. Nel confermare anche il sentiment negativo che caratterizza il mese di settembre e affossata dalle continue bacchettate che arrivano dal governo di Pechino, la borsa di Hong Kong ha ceduto fino a quasi -4%, a fronte di uno scivolone che sta colpendo anche i futures Usa. I futures sul Dow Jones crollano di oltre 450 punti.

E’ in questo contesto che si sono innestate le parole di Giuseppe Castagna, diffuse oggi con la pubblicazione dell’articolo dell’Economia, inserto del Corriere della Sera, firmato da Stefano Righi. Righi ha intervistato Castagna su diversi temi, in primis sul futuro della banca, che tanto sembrava aver sponsorizzato, fino a qualche mese fa, nuove operazioni di M&A nel settore bancario, ergendosene anche come regista. Basta riprendere la stessa dichiarazione del ceo all’inizio di aprile, quando disse che la banca era pronta per una grande fusione

“Banco BPM è pronto per una grande fusione. Il contesto bancario attuale non può prescindere dal riflettere su operazioni di M&A. Sono passati quattro anni dalla fusione che ha visto nascere Banco BPM e oggi ci sentiamo pronti per valutare tutte le opzioni verso ulteriori aggregazioni”. I mercati si erano già scatenati su varie ipotesi: nozze con UniCredit, Bper, magari anche Carige, con l’Fitd (Fondo interbancario di tutela dei depositi), che ufficialmente si metteva a caccia di qualcuno che potesse acquistare l’80% nella banca genovese. Magari anche Mps, che non per niente segnava un rally scommettendo sull’arrivo, finalmente, di un cavaliere bianco? Già si era parlato di una fusione a tre tra UniCredit, Mps e Banco BPM, ipotesi di cui si continua a parlare pure oggi, nonostante le trattative tra il Mef, azionista di maggioranza del Monte dei Paschi con una quota del 64%, e UniCredit.

Dall’intervista rilasciata al Corriere della Sera è emerso tuttavia un quadro del tutto differente da quello che le iniziali dichiarazioni di Castagna avevano presentato, e la reazione in Borsa non é nelle migliori per le banche, a fronte di un indice Ftse Mib che cede alle 12.15 più del 2%: UniCredit cede il 3%, Mps è piatta con una variazione +0,05% (fuori dal listino principale); Banco BPM stessa arretra di quasi il 4%; idem Bper, -3,80%e Banca Carige affonda di oltre il 6%.

L’AD di Banco BPM ha risposto a diverse domande su possibili operazioni di M&A:

Cosa dire per esempio del dossier Banco BPM-UniCredit, che fece infiammare la borsa a giugno? Inequivocabile e diretta la risposta del banchiere: “Non abbiamo mai parlato con UniCredit da quando è arrivato il nuovo amministratore delegato (Andrea Orcel). Peraltro, UniCredit ha un dialogo in corso con un’altra banca (Mps) e pertanto non ritengo sia corretto fare alcun commento”. E invece, su Mps? Un pensiero sulla banca Castagna lo ha mai fatto? Ma anche no, sembrerebbe la risposta a pelle, anche se la risposta ufficiale è stata molto più diplomatica: “Sinceramente no”, ha detto il ceo, sottolineando che il motivo risiede “proprio perchè veniamo da un’operazione complicata”, ovvero la fusione tra Popolare di Milano e il Banco di Verona. “Oltre a considerare aspetti finanziari, di diversa capitalizzazione e dimensione – ha precisato Castagna – Continuiamo peraltro a essere interessati a espanderci in alcune aree geografiche di nostro interesse”.

Ma allora, magari, Carige, in cerca tuttora di un partner?

“Parliamo di una regione dove siamo già il secondo gruppo, con il marchio Banco di Chiavari e della Riviera Ligure. Del resto, Carige, con 20 miliardi di attivi, non sarebbe per noi un’operazione trasformativa. Infine, abbiamo esperienza di operazioni di ristrutturazione e sappiamo che il mercato le apprezza soltanto quando sono completamente concluse”. Ma allora insomma, niente più obiettivo risiko per Piazza Meda? Sembra proprio di sì, visto il titolo che il Corriere dà all’articolo: “Il terzo polo? Non è un’ossessione. Banco BPM è in salute. Balliamo anche da soli”. Di fatto, nel ricordare che “noi siamo sempre stati fautori di una apertura” e nel rivendicare, anche, “il merito della prima operazione sotto l’egida della Bce”, Castagna ha sottolineato che “noi ci siamo guardati attorno, abbiamo parlato con diversi interlocutori ma in questo momento non sembrano esserci i presupposti per avviare un percorso di consolidamento”. Ma perchè? “Come detto, evidentemente non ci sono ancora le condizioni. Inoltre, sono cambiati gli amministratori delegati di due delle principali banche coinvolte nel possibile riassetto del credito (Andrea Orcel, che ha preso il posto di Jean-Pierre Mustier come AD di UniCredit, e Piero Montani, che ha sostituito Alessandro Vandelli al timone di Bper). A questo punto ci siamo decisi a presentare al mercato, lo faremo entro novembre, un piano stand alone che possa esprime da qui al 2024 il vero potenziale della nostra banca”. Dunque, piano stand-alone, anche perché “siamo più forti di prima: i nostri Npl sono al 5,2%, abbiamo tagliato costi e filiali, abbracciando convinti le possibilità del digitale. Ora siamo in grado di camminare in autonomia e il mercato lo ha capito”. Non per niente, sottolinea ancora Castagna, “nel 2021, tra i titoli a maggior capitalizzazione di Borsa, Banco BPM è stato il migliore e la sua performance è superiore a quella dell’indice bancario italiano ed europeo”.