Greggio, per il 2020 l’Opec vede ancora nero
La crisi legata al coronavirus si riflette anche sulla domanda di materie prime, in particolare il petrolio. L’Opec si aspetta per quest’anno un calo della domanda mondiale di greggio più forte di quello previsto solo lo scorso mese. Nel suo ultimo rapporto mensile, diffuso oggi, l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio stima un calo della domanda globale di greggio di 9,06 milioni di barili al giorno per il 2020, contro una flessione di 8,95 milioni di barili indicati prima.
La revisione riflette livelli di attività economica più bassi in alcuni paesi. “L’andamento dei prezzi dei prodotti grezzi e raffinati nella seconda metà del 2020 continuerà a essere influenzato dalle preoccupazioni per una seconda ondata di infezioni e un aumento delle scorte globali”, spiega il rapporto.
Per il 2021, l’Opec prevede ancora un rimbalzo della domanda di 7 milioni di barili al giorno, ma riconosce il persistere di diverse incertezze.
Breaking news
Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.