Goldman Sachs e UBS alzano target sull’oro
Goldman Sachs e UBS hanno rilasciato delle previsioni positive sull’oro, evidenziando la notevole domanda da parte delle banche centrali e il ruolo dell’oro come bene rifugio contro la recessione e i rischi geopolitici.
Gli analisti di Goldman prevedono che il metallo prezioso salga a 3.700 dollari l’oncia entro la fine di quest’anno e a 4.000 dollari l’oncia entro metà 2026, mentre gli strategist di UBS si aspettano che arrivi a 3.500 dollari l’oncia entro dicembre 2025.
Le banche sottolineano fattori quali gli acquisti istituzionali, l’aumento del rischio di recessione e i cambiamenti nel commercio globale e nel contesto geopolitico come motori della domanda di oro e fattori che spingono al rialzo i prezzi.
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Wall Street apre in negativo, influenzata dall’aumento dei prezzi del petrolio a causa delle tensioni in Medio Oriente e dai risultati trimestrali deludenti di Tesla e Alphabet. Le azioni di Alphabet scendono del 5,9% a causa delle nuove previsioni di spesa, mentre Tesla perde il 9,6% dopo utili inferiori alle attese. Gli indici Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq sono tutti in calo, mentre il petrolio Wti segna un significativo aumento.
Nella settimana conclusasi il 18 luglio, le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 22.000 unità rispetto alla settimana precedente, superando le aspettative degli analisti. La media delle ultime quattro settimane ha visto un calo, segnale di un mercato del lavoro in miglioramento.
tim ha concluso la prima parte del suo programma di riacquisto azionario, acquistando 14 milioni di azioni per un valore totale di oltre 108 milioni di euro. Il piano, iniziato a maggio 2026, prevede l’acquisto di un massimo di 70 milioni di azioni. Attualmente, tim detiene circa lo 0,12% del proprio capitale sociale in azioni proprie.
Nuovo affondo dell’Unione Europea contro i colossi del tech. La Commissione europea ha sanzionato Google per un importo complessivo di 890 milioni di euro, contestando al gruppo di Mountain View due distinte violazioni del Digital Markets Act (DMA) legate al motore di ricerca e al marketplace Google Play