Galleria Vittorio Emanuele II. Armani vince l’asta per il negozio Tim
Giorgio Armani Retail si è aggiudicata il negozio Tim nell’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II. La casa di moda ha messo sul piatto 1,9 milioni di euro di canone d’affitto annuo.
Come si legge in una nota del Comune di Milano, dopo 24 rilanci nella gara all’incanto, con una base d’asta di 670.440 euro, che si è tenuta negli uffici del Demanio di via Larga, il noto marchio della moda ha superato la concorrenza aggiudicandosi per i prossimi 18 anni i 302 mq del locale.
“Questo è un esempio virtuoso di come la capacità di innovazione introdotta nella Pubblica Amministrazione, in questo caso rappresentata da una gara all’incanto, possa portare benefici economici alla città e di conseguenza ai suoi cittadini – spiega l’assessore al Demanio Roberto Tasca –. Gli introiti ricavati dall’asta saranno reinvestiti nella città come sempre. È anche piacevole assistere alla gara tra prestigiosi investitori italiani e internazionali che intendono assicurarsi una presenza in Galleria. Un fatto che certifica il momento di positiva vivacità che vive Milano”.
Breaking news
Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.