Fassino: con NO a referendum Italia rischia il baratro, non il PD
L’ex sindaco di Torino Piero Fassino (Pd), ex sindaco di Torino non usa mezzi termini e illustra uno scenario niente affatto rassicurante da una possibile vittoria del “No” al referendum costituzionale.
“Ogni dirigente del partito, tanto quelli schierati per il sì che quelli per il no, sia consapevole che il Pd non può fallire perché è l’Italia che rischia il baratro. Nel quadro di fragilità europeo, da ogni cancelleria si guarda con attenzione e anche trepidazione al referendum italiano. Perché se invece di rafforzarsi, il percorso di riforme fosse bloccato, indebolirebbe ulteriormente il quadro politico europeo non solo italiano”. Tra l’altro, Fassino fa notare come Renzi, parlando di elezioni nel 2018, ormai ha “definitivamente archiviato la personalizzazione del voto“.
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Wall Street apre in negativo, influenzata dall’aumento dei prezzi del petrolio a causa delle tensioni in Medio Oriente e dai risultati trimestrali deludenti di Tesla e Alphabet. Le azioni di Alphabet scendono del 5,9% a causa delle nuove previsioni di spesa, mentre Tesla perde il 9,6% dopo utili inferiori alle attese. Gli indici Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq sono tutti in calo, mentre il petrolio Wti segna un significativo aumento.
Nella settimana conclusasi il 18 luglio, le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 22.000 unità rispetto alla settimana precedente, superando le aspettative degli analisti. La media delle ultime quattro settimane ha visto un calo, segnale di un mercato del lavoro in miglioramento.
tim ha concluso la prima parte del suo programma di riacquisto azionario, acquistando 14 milioni di azioni per un valore totale di oltre 108 milioni di euro. Il piano, iniziato a maggio 2026, prevede l’acquisto di un massimo di 70 milioni di azioni. Attualmente, tim detiene circa lo 0,12% del proprio capitale sociale in azioni proprie.
Nuovo affondo dell’Unione Europea contro i colossi del tech. La Commissione europea ha sanzionato Google per un importo complessivo di 890 milioni di euro, contestando al gruppo di Mountain View due distinte violazioni del Digital Markets Act (DMA) legate al motore di ricerca e al marketplace Google Play