Eurozona, inflazione prevista al 2,0% per dicembre 2025
Eurostat ha comunicato che l’inflazione annua nell’area euro è prevista al 2,0% per dicembre 2025, un leggero calo rispetto al 2,1% registrato a novembre. Le aspettative degli analisti erano per un aumento del 2%.
Analizzando le componenti principali, i servizi hanno registrato il tasso annuo più elevato a dicembre, con un 3,4% rispetto al 3,5% di novembre. Seguono alimentari, alcol e tabacco con un 2,6%, in aumento dal 2,4% di novembre, e beni industriali non energetici con un 0,4%, in calo dallo 0,5% precedente. L’energia ha mostrato una significativa diminuzione, passando dal -0,5% di novembre al -1,9% di dicembre.
Su base mensile, l’inflazione dell’eurozona segna un incremento dello 0,2%, un miglioramento rispetto al -0,3% del mese precedente. L’inflazione core su base annua è al 2,3% a dicembre, inferiore sia al 2,4% delle attese che al mese precedente. Anche l’inflazione armonizzata riflette questo trend, con un +2,3% rispetto al 2,4% previsto e registrato in precedenza.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo