Ddl competitività: bonus per rientro cervelli e sconti per chi investe in start up

6 Giugno 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Bonus fiscale per il rientro cervelli, sconti per le imprese che investono in start up e maggiori finanziamenti sono solo alcuni dei punti contenuti nella bozza del Ddl competitività che, secondo quanto riporta l’Ansa, dovrebbe rientrare nel pacchetto Finanza per la Crescita 2.

Partendo dal bonus per il rientro dei cervelli, l’agevolazione fiscale introdotta nel Dl 78/2010 potrebbe diventare permanente. Le imprese che adotteranno una start up inoltre, divenendone sponsor, potranno scaricare integralmente le perdite operative per l’avviamento della nuova azienda. Per chi investe in Italia inoltre il visto di ingresso potrà essere rilasciato se l’investimento ha importo pari almeno ad 1 milione di euro e verso un’impresa italiana o 2 milioni in titoli di Stato. In alternativa il visto potrà essere rilasciato a chi effettua “una donazione filantropica significativa in un settore di interesse per l’economia italiana (cultura, recupero beni culturali o paesaggistici, gestione dell’immigrazione, istruzione, ricerca scientifica…) per un importo non inferiore a un milione di euro”. Esentasse i Fia (Fondi immobiliari alternativi) e le Siiq (Società di investimento immobiliare quotate) che investono negli immobili pubblici o delle assicurazioni.

Infine nella bozza del Ddl competitività si prevede anche la possibilità di incrementare il finanziamento alle imprese, facilitando lo smobilizzo del ‘magazzino crediti’ delle banche e riattivandone la capacità di fare prestiti. Come riporta l’Ansa che avrebbe visionato la bozza:

“In pratica, un investitore non bancario che voglia fare credito alle imprese italiane potrà farlo in piena certezza del diritto, acquistando crediti già presenti nel portafoglio delle banche o facendosene creare di nuovi dalle stesse banche per comprarli a sua volta. Una norma che, di fatto, consentirebbe di distribuire il rischio di credito su una più ampia platea di investitori (anche non bancari) favorendo la creazione di un mercato secondario. Le banche potranno quindi cedere crediti anche ad investitori privi di licenza bancaria”.