CREDITI AZIENDALI E SPREAD HIGH YIELD: UNO SCUDO PER DIFENDERSI?
Decalia Asset Management
Data l’incertezza e l’inutilità di fare previsioni per il breve periodo, pensiamo che sia il caso di fare un passo indietro e analizzare i 6 mesi appena trascorsi:
Nel complesso, positivi: sono stati 6 mesi positivi per tutti i titoli, con il 75% dei paesi che hanno registrato guadagni e una performance mediana del 6%, con Giappone e Europa in testa e i Mercati Emergenti in lieve ritardo.
Leadership insolita per il ciclo economico in corso: a livello settoriale, l’healthcare è stato il protagonista a livello globale, mentre gli altri titoli difensivi o di alta qualità hanno, in un certo senso, deluso. Le preferenze degli investitori sono per i nomi a piccola capitalizzazione, soprattutto nell’America del Nord.
I portafogli hanno indubbiamente beneficiato da questi trend positivi e, nelle ultime settimane, abbiamo dovuto mettere attivamente in sicurezza questi profitti. Ora ci aspettiamo una normalizzazione progressiva che ci consenta, nei prossimi 6 mesi, di concentrarci su nuovi temi e trend.
MARKET REVIEW
VALUTE E COMMODITIES
Il dollaro torna gradualmente ad apprezzarsi
USD, trend moderatamente rialzista
Stabilizzazione del JPY
EUR e GBP in ribasso
Oro e petrolio in ribasso
Nei prossimi mesi il mercato valutario potrebbe essere dominato da aspettative di politiche monetarie divergenti tra le Fed e le BCE.
Poiché le paure sulla crescita si sono ridimensionate, la Fed potrebbe iniziare il processo di normalizzazione già da questo settembre. La BCE potrebbe, invece, portare avanti il suo programma di Quantitative Easing fino alla fine del 2016 – come del resto previsto inizialmente – qualsiasi cosa accada alla volatilità dei bond. Il dollaro potrebbe quindi continuare il suo trend di apprezzamento.
Tuttavia, la recente ondata di vendite che ha interessato i rendimenti governativi a lungo termine ha ridato valore ai bond europei (soprattutto a quelli tedeschi) che hanno sofferto particolarmente l’aumento dei rendimenti.
Nel corso di giugno, il tasso di cambio EUR/USD si è stabilizzato in un range compreso tra 1.10-1.15 e crediamo che questo fenomeno di valutazione relativa continui nel futuro. Tale fenomeno potrebbe rallentare l’apprezzamento del dollaro nel futuro prossimo, ma solo fino a quando la Fed non scenderà in campo.
I prezzi delle commodities sono sotto pressione dall’inizio dell’anno e, nonostante ciò, rimangono un settore poco attraente, considerando i mercati emergenti ancora deboli e il dollaro forte.
MERCATO OBBLIGAZIONARIO
I rischi sulle obbligazioni si sono ridimensionati
I rischi sui tassi di interesse si sono ridimensionati
Il rischio di credito è più interessante
Nessuna esposizione sui mercati emergenti
Gli ultimi due mesi sono stati particolarmente negativi per le obbligazioni di tutto il mondo, con i rendimenti dei governativi a 10 anni che sono aumentati bruscamente dall’1.9% al 2.4% negli USA, e dallo 0.2% al 0.8% in Germania. Il via alle vendite è stato dato da problemi di liquidità, ma soprattutto dalla combinazione tra rendimenti molto bassi (in modo particolare in Europa) e aspettative di un’uscita imminente dal territorio della crescita debole osservata a inizio anno.
Per quanto riguarda l’Eurozona, la presunta benevola negligenza di Mario Draghi nei confronti della volatilità dei bond potrebbe aver amplificato leggermente le vendite. Ciononostante, i rendimenti dei titoli governativi sono meglio prezzati ai livelli attuali, perfino prendendo in considerazione la continuazione del Quantitave Easing per il prossimo anno. Stando ai dati più recenti, le pressioni deflazionistiche si stanno stabilizzando in Europa. La Fed potrebbe trarre vantaggio da tutti i segnali positivi per dare inizio alla normalizzazione già questo settembre.
Il credito aziendale e lo spread high yield risultano più attraenti, grazie ai rendimenti sottostanti più elevati e alle prospettive economiche positive per il futuro.
Infine, le obbligazioni dei paesi emergenti non beneficiano dei trend interni positivi e rimangono poco attraenti.
Breaking news
A luglio, il settore manifatturiero e dei servizi del Regno Unito ha registrato un aumento degli indici PMI, secondo i dati preliminari di S&P Global. L’indice PMI manifatturiero ha raggiunto 52,8, mentre quello dei servizi è salito a 51,8.
Il Nikkei chiude in ribasso del 2,73% a causa del calo delle azioni Alphabet, alimentando timori sugli investimenti in intelligenza artificiale. Nonostante la perdita settimanale, l’indice ha guadagnato lo 0,7% rispetto alla settimana precedente. Il Topix scende dell’1,05%, mentre il Nikkei ha subito un calo dell’8% mensile, influenzato dal KOSPI sudcoreano e dal settore tecnologico.
Gli Stati Uniti impongono dazi tra il 10% e il 12,5% su importazioni da 60 economie, dopo un’indagine sulle pratiche di lavoro forzato nelle catene di fornitura. I prodotti di Messico, Regno Unito, Canada e India subiranno tariffe al 10%, mentre quelli dell’Unione Europea, Taiwan, Giappone, Svizzera e Corea del Sud saranno colpiti fino al 12,5%. Le nuove tariffe entreranno in vigore a partire dalle 12:01 ora di New York, con alcune esenzioni per merci già in transito.
Volkswagen ha rivisto al ribasso le sue aspettative di fatturato per l’anno, prevedendo un calo fino al 3%. La casa automobilistica affronta difficoltà in Cina, dove i produttori locali dominano il mercato dei veicoli elettrici. Nonostante il calo del 37% nelle consegne di gruppo in Cina nei tre mesi fino a giugno, Volkswagen prevede un miglioramento dei profitti nella seconda metà dell’anno, sostenuto dalla domanda dei nuovi modelli compatti elettrici.