Borse cinesi in rialzo: Hong Kong chiude a +0,72%, Shanghai e Shenzhen a +0,22%
Le borse asiatiche hanno iniziato la settimana con un tono positivo, grazie alla conferma di nuovi incontri tra Cina e Stati Uniti. Questi colloqui si terranno in Malesia durante il vertice Asean e sono focalizzati sui rapporti commerciali tra le due superpotenze.
La Borsa di Hong Kong ha chiuso in rialzo, con l’indice Hang Seng che ha guadagnato lo 0,72%, raggiungendo i 25.967,98 punti. Anche le altre principali borse cinesi hanno mostrato segnali di crescita: l’indice Shanghai Composite è aumentato dello 0,22% a 3.922,41 punti, mentre lo Shenzhen Composite ha segnato un incremento dello 0,22% a 2.457,90 punti. Questi risultati positivi si sono verificati nonostante le recenti tensioni tra Cina e Stati Uniti riguardo alle sanzioni unilaterali imposte da Washington sul petrolio russo. Pechino ha criticato apertamente queste misure, ma ciò non ha impedito ai mercati finanziari cinesi di beneficiare delle prospettive di un dialogo rinnovato tra i due paesi.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerĂ a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo