BoJ acquista meno titoli di Stato
La Bank of Japan ha acquistato una minor quantità di titoli di Stato in un’operazione regolare svoltasi oggi, rispetto a quanto fatto il 24 aprile, nel tentativo di ridurre la propria presenza nel mercato del debito nazionale.
La mossa mette pressione al rialzo sui rendimenti delle obbligazioni governative giapponesi. I rendimenti per la scadenza benchmark a 10 anni sono saliti immediatamente dopo l’annuncio della BOJ mentre lo yen ha ridotto le perdite precedenti. Il rendimento a 30 anni ha raggiunto a sua volta il suo livello più alto dal 2011 al 2,03%.
La banca centrale ha dichiarato che acquisterà ¥425 miliardi ($2,7 miliardi) di debito da 5 a 10 anni, rispetto ai ¥475,5 miliardi acquistati nell’operazione del mese scorso. Questa è stata la prima riduzione dell’importo acquistato da fine dicembre.
La mossa è giunta a sorpresa e viene ritenuta una risposta al recente deprezzamento dello yen, aspettando un aumento dei tassi da parte della BOJ.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo