Banche italiane, nel 2018 sono chiamate a cedere 50 miliardi di npl

29 Novembre 2017, di Daniele Chicca

Per raggiungere un rapporto tra crediti deteriorati e crediti erogati del 10% (NPE) dal 14,4% attuale, le banche italiane dovrebbero cedere npl per un valore complessivo pari a 50 miliardi di euro, per la maggior parte (26 miliardi) tramite vendite di crediti unsecured: questa strategia consente di ridurre la complessità aziendale e soprattutto è coerente con il razionale dell’addendum che porta ad azzerare il valore degli NPL con 2 anni di vintage. Solo Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Credem sono ben al di sotto di questo standard con un CET1 più che adeguato.

Lo sostiene Equita in un report firmato da Giovanni Rizzoli sulla mappa di derisking delle banche italiane in cui vengono dati suggerimenti sulla strategia da adottare per smaltire le tante sofferenze iscritte a bilancio. “In base ai nostri dati, a fronte di 193 miliardi di NPE (crediti dubbi), le banche italiane hanno 69 miliardi di crediti non garantiti, di cui 51 miliardi di euro di sofferenze coperte mediamente all’83%. “La nostra sensazione è che le banche nel 2018 dovranno accelerare le vendite con focus sui crediti unsecured a elevata copertura per limitare l’impatto sul CET“.

Ipotizzando un prezzo di vendita di 10 centesimi per i crediti unsecured – scrive la SIM – “solo Unicredit, Intesa Sanpaolo e Mps potrebbero ridurre l’NPE ratio sotto il 10% mantenendo un patrimonio CET1 adeguato (12-13%) anche senza la sterilizzazione dell’aumento delle RWA derivante dall’aggiornamento dei parametri di LGD sui modelli interni (c. waiver). Tutte le altre banche avrebbero un CET sotto il 10%, ovvero c10% solo in caso di ottenimento del waiver, come proposto dal parlamento UE. In caso di ottenimento del waiver, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Credem potrebbero – con un CET1 dell’11% – ridurre l’NPE ratio addirittura sotto il 5%’.