Analisti: “Brexit in bilico, tutto dipendera’ da questi fattori”

27 Gennaio 2016, di Mariangela Tessa

 

NEW YORK (WSI) – In attese del referendum sulla Brexit, “i sondaggi più recenti suggeriscono una (piccola) maggioranza per il campo di chi è a favore dell’uscita dall’UE. Tuttavia, il risultato finale dipenderà principalmente da ciò che il Regno Unito riuscirà ad ottenere dai negoziati in merito alla governance economica, alla competitività del mercato, all’immigrazione e alla sovranità”.

Così scrive in una nota Hans Bevers, Senior Economist di Degroof Petercam AM, che, a questo proposito ricorda, che “le richieste britanniche non sono affatto banali a tale proposito e sembra improbabile che le autorità europee accetteranno facilmente. Allo stesso tempo, Cameron è disposto a mostrare di saper giocare duro, per evitare di ricevere ex post accuse sul fatto che non stesse chiedendo molto. Pertanto, è probabile che il dibattito si intensificherà nelle settimane e nei mesi a venire.

L’economista ricorda inoltre che se e’ vero che “la burocrazia e la regolamentazione dell’Unione Europea sono percepiti in larga parte come costosi e inefficienti” e’ altrettanto vero che “il Regno Unito non vuole neppure rimanerne completamente fuori. Dopo tutto, avere accesso al mercato comune è importante per Londra, con l’UE che conta per più del 50% degli scambi commerciali”.

Da un punto di vista economico “l’impatto derivante da una Brexit è difficile da quantificare. Questo perché ci sono diverse incognite e i modelli macro non sono in grado di cogliere i diversi canali attraverso i quali una Brexit avrebbe un impatto sull’economia. Gran parte degli studi, tuttavia, ritiene che l’impatto di medio termine sul Regno Unito sarebbe negativo e significativo (con il più pessimistico degli scenari che suggerisce una perdita permanente di oltre il 10% del PIL).

L’impatto diretto sull’attività economica dell’UE sarebbe invece più modesto. Ciò detto, il danno reputazionale sarebbe grave e aggiungerebbe ulteriori sfide a quello che sembra già essere un progetto europeo sempre più fragile”