Moda italiana: la strategie per la ripresa di Carlo Capasa

15 Aprile 2020, di Redazione Wall Street Italia

Il presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana condivide il suo Piano Marshall per il rilancio dell’industria

A cura di Margherita Calabi

Il 5 giugno 1947, all’università di Harvard, il segretario di Stato statunitense George Marshall annunciò il piano economico per la ricostruzione dell’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Oggi Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, parla a Wall Street Italia del suo Piano Marshall a sostegno dell’industria.


Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana

Di fronte al Coronavirus la moda è scesa in campo: Giorgio Armani, Versace, Dolce & Gabbana, Prada e Moncler sono solo alcuni dei nomi che hanno devoluto importanti do- nazioni ai principali ospedali del Paese. Quali iniziative deve prendere il sistema moda di fronte a un possibile cambiamento della propensione al consumo?
“Il sistema moda si è dimostrato unito e compatto nell’affrontare questa emergenza. La grande generosità dei brand è emersa non solo attraverso iniziative individuali, ma anche attraverso Italia we are with you, l’iniziativa lanciata da CNMI. Per venire incontro alle esigenze del sistema sanitario sono state donate tramite il Commissario straordinario per l’emergenza e la Protezione Civile macchine respiratorie e altri materiali medici, quali mascherine chirurgiche, reagenti e indumenti protettivi, agli ospedali italiani. I nostri brand associati hanno donato un importo non inferiore alla quota associativa prevista da CNMI, i brand non associati una cifra equivalente.
Per poter fronteggiare il cambiamento che deriverà da questa emergenza, il sistema moda dovrà rimanere unito e bisognerà studiare delle iniziative che possano salva guardare la produttività delle piccole, medie e grandi imprese.
Dovremo promuovere un consumo più consapevole, prodotti qualitativi che durino, meno produzioni ma più vendite a prezzo pieno, meno saldi e più aderenza ai momenti reali di consumo. Ci deve essere più rispetto della stagionalità”.

L’Italia è il primo produttore di moda al mondo, questo settore rappresenta la seconda industria del Paese. Quali sono i punti più importanti del Marshall Plan che la CNMI ha presentato alla Presidenza del Consiglio?
“Come Camera Nazionale della Moda abbiamo elaborato e inviato un documento di proposte di interventi di sostegno per il settore della moda alla Presidenza del Consiglio e ai Ministri competenti. Riteniamo che questo settore debba essere incluso tra quelli maggiormente colpiti dalle conseguenze del diffondersi del virus impatto Covid-19, al pari di turismo e trasporti. Le nostre proposte hanno la finalità di non perdere nessuna forza lavoro:

  • Un taglio degli oneri fiscali e sociali delle imprese coinvolte nella crisi per contenere il costo del lavoro.
    • L’istituzione di un fondo di garanzia che aiuti le banche a dilazionare le scadenze dei mutui, congelare gli interessi e a concedere o aumentare le linee di credito necessarie a superare l’impasse delle probabili crisi finanziarie.
    • L’introduzione di incentivi fiscali per promuovere il dirottamento delle produzioni verso il Made in Italy.
    • La sospensione degli anticipi delle imposte di giugno e di novembre che, alla luce del probabile crollo della redditività̀ delle imprese nel 2020, rappresenterebbero un pericolosissimo aggravio nel loro equilibrio finanziario, creando ulteriori crediti verso l’erario in un momento di difficoltà.
    • La deducibilità̀ doppia degli investimenti in digital-marketing, per spingere la sola modalità distributiva che potrebbe non essere così colpita dalla emergenza.


La sfilata Versace autunno-inverno 2020/21 durante la Milano Fashion Week

Le Fashion Week sono parte integrante dell’economia di una città, tuttavia gran parte degli eventi per la primavera sono stati cancellati. Cosa cambierà?
“Dopo un’attenta riflessione abbiamo stabilito di rimandare le sfilate e presentazioni di Milano Moda Uomo a settembre insieme alla Fashion Week della donna, una decisione difficile ma necessaria vista l’attuale emergenza. Anche Pitti Uomo è stato spostato agli inizi di settembre. Insieme agli 800 showroom di Milano stiamo studiando nuovi formati digitali e nuove modalità di incontro per dar vita, nei giorni previsti da Milano Moda Uomo, ad altri momenti di narrazione con piattaforme b2b e b2c a beneficio dei brand, delle aziende del lusso e di tutti gli attori del sistema”.

La CNMI sta collaborando con ICE Agenzia, il Ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale per promuovere delle iniziative che saranno implementate nella seconda metà dell’anno. Può anticipare qualcosa?
“Stiamo lavorando con tutte le parti coinvolte per il rilancio del nostro settore sia su un binario fisico che virtuale”.

Quello che sta accadendo in Cina dimostra che i consumi riprenderanno. Cosa possiamo imparare dal modello cinese?
“La Cina è un esempio da seguire per le modalità con cui ha affrontato l’emergenza e ci fa sperare in positivo. È fondamentale in questo momento seguire le direttive delle autorità, implementare i controlli medici anche su chi ha sviluppato anticorpi al virus, lavorare a tutela delle fasce protette e sulla tracciabilità dei potenziali positivi. Il tutto per poter riaprire il prima possibile le aziende e gli esercizi commerciali e tornare, seppur inizialmente con le dovute precauzioni, ai nostri standard produttivi e distributivi”.

Le nuove tecnologie e i social network: come possono aiutare a trasformare una crisi in un’opportunità?
“Durante la settimana della Moda di febbraio abbiamo lanciato la campagna China, we are with you, per permettere al mondo della moda cinese, che non è stata in grado di essere presente fisicamente a Milano a causa dell’emergenza Covid-19, di vivere lo stesso l’esperienza della Fashion Week. Tramite le nuove tecnologie e le piattaforme locali (Tencent, Weibo, etc.) abbiamo digitalmente raggiunto più di 27 milioni di utenti.
È fondamentale, in questo momento, riuscire ad usare le nuove tecnologie e i social network per creare un senso di comunità e unione”.


La Galleria Vittorio Emanuele a Milano dopo le misure restrittive emanate dal governo per contenere l’emergenza Covid-19

Nell’attesa che si torni alla normalità, quali forme alternative di contatto si possono trovare per non fermare del tutto il business?
“Sicuramente l’uso di internet e dell’online shopping può essere una soluzione. La scelta di acquistare online però dev’essere una scelta consapevole. Ritengo che al momento le aziende debbano fare un grande lavoro di comunicazione per informare i consumatori sulle misure di sicurezza intraprese per tutelare i lavoratori”.

Nel 2019 il sistema tessile-moda italiano allargato (che include gioielli, cosmesi e occhiali) ha superato i 90 miliardi di euro di fattura- to. È possibile oggi fare delle previsioni per quest’anno?
“Al momento è difficile fare una previsione precisa, dobbiamo aspettare l’evoluzione dell’emergenza per poter avere un quadro più chiaro. Il calo potrebbe essere tra il 15 ed il 30%. Dipenderà dall’evoluzione del quadro generale nella seconda metà dell’anno”.


La modella Bella Hadid nel backstage della sfilata Fendi autunno-inverno 2020/21

Il dopo Coronavirus: come cambieranno le abitudini delle persone?
“Una volta finita l’emergenza, avremo una maggiore consapevolezza di ciò che ci circonda e sapremo dare un valore maggiore ad abitudini e dettagli della nostra vita che prima davamo per scontati. Spero che daremo più valore a ciò che consumiamo, prediligendo la qualità al prodotto usa e getta.
La sostenibilità deve essere al centro del nostro pensiero, perché se distruggiamo il nostro habitat distruggiamo noi stessi. Mi auguro che manterremo il senso di solidarietà che si è creato in questo momento, perché una società più equa è una società migliore”.

Shimon Peres, uno dei fondatori dello stato di Israele, ha sempre sostenuto: “I pessimisti e gli ottimisti muoiono nello stesso modo, ma vivono differentemente. Preferisco vivere come un’ottimista”. Quale è la sua riflessione?
“Mi considero un’ottimista, ho fiducia nella possibilità di cambiamento in positivo. Immagino un nuovo umanesimo che parta da una forte istruzione diffusa e da valori profondi condivisi, dal rispetto dell’altro e di ciò che ci circonda, dalla cura per i più deboli, dalla riscoperta della sensibilità, delle arti, della bellezza e di tutto ciò che ci qualifica come esseri umani”.

 

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di aprile del magazine Wall Street Italia.