Fonte: Getty Images
Michael Burry, l’investitore reso celebre dal libro e dal film The Big Short, ha annunciato la chiusura del suo hedge fund, Scion Asset Management, terminando la registrazione presso la Securities and Exchange Commission (SEC), la Consob americana. La mossa segna la fine della gestione di denaro per clienti esterni, ma non la fine della carriera di uno degli investitori più discussi e seguiti degli ultimi due decenni.
Secondo le divulgazioni regolatorie, la deregistrazione di Scion è stata ufficializzata lunedì scorso. Alla fine di marzo, il fondo gestiva circa 155 milioni di dollari suddivisi in quattro conti, secondo l’ultimo modulo Form ADV depositato presso la SEC. Burry ha condiviso la notizia con i suoi follower su X, mostrando uno screenshot dello status “terminated” del fondo e anticipando il suo prossimo passo con la frase: “On to much better things Nov 25th”.
La filosofia contrarian di Micheal Burry
Negli ultimi mesi, Michael Burry ha continuato a distinguersi per la sua visione contraria rispetto al sentiment dominante nei mercati, soprattutto nel settore tecnologico. Già alla fine di ottobre aveva scritto: “A volte vediamo bolle. A volte c’è qualcosa da fare a riguardo. A volte l’unica mossa vincente è non giocare.” Un chiaro riferimento all’esuberanza degli investitori e all’eccessivo entusiasmo per l’intelligenza artificiale, che secondo lui ricorda la bolla delle dot-com di fine anni Novanta.
Le sue posizioni ribassiste su titoli come Nvidia e Palantir hanno attirato grande attenzione. Nel terzo aggiornamento trimestrale del portafoglio, pubblicato a settembre, Scion ha rivelato di detenere opzioni put su queste due aziende leader nel settore dell’IA, suscitando reazioni immediate. Il CEO di Palantir, Alex Karp, ha definito le scommesse di Burry “pazzesche”, scatenando uno scambio acceso sui social. Burry, da parte sua, ha sottolineato come Karp non fosse in grado di interpretare correttamente un semplice modulo 13F, che documenta le posizioni detenute dai fondi.
Inoltre, Burry ha voluto chiarire alcune informazioni circolate sui media. Non ha scommesso 912 milioni di dollari contro Palantir, come riportato erroneamente, ma ha acquistato 50.000 contratti put, ciascuno coprente 100 azioni, con un premio di 1,84 dollari per azione, per un esborso totale di 9,2 milioni di dollari. Una cifra molto più contenuta, che conferma la sua strategia attenta e calcolata.
Per Burry ci sarà un ritorno alle origini?
La decisione di chiudere Scion Asset Management non è nuova per Burry. Dopo il successo della sua grande scommessa contro il mercato immobiliare nel 2008, aveva chiuso Scion Capital, prima di riaprirlo nel 2013 con una struttura più ristretta e controllata. La chiusura di un fondo consente agli investitori di liberarsi dalle pressioni dei clienti esterni, dall’obbligo di comunicare ogni posizione e dalla necessità di produrre relazioni trimestrali dettagliate.
Altri grandi investitori hanno adottato strategie simili. John Paulson, che insieme a Burry fu tra i pochi a scommettere con successo contro la bolla immobiliare, ha trasformato il suo hedge fund in un family office nel 2020. Anche David Tepper, Stanley Druckenmiller e Leon Cooperman hanno restituito capitale esterno ma continuano a essere punti di riferimento nel mondo della finanza, grazie alla gestione del proprio patrimonio e alla capacità di influenzare i mercati.
Dalla lettura dei suoi post sui social, sembra chiaro che Burry non intenda ritirarsi dalla scena finanziaria, ma piuttosto liberarsi dai vincoli della gestione pubblica dei fondi. Il suo profilo su X, aggiornato di recente, fa un chiaro riferimento a Cassandra richiama la figura mitologica capace di predire eventi futuri che nessuno crede, un paragone perfetto per chi ha spesso visto bolle e rischi prima di tutti gli altri.
Con la chiusura di Scion, Burry potrebbe concentrarsi su un family office, gestendo esclusivamente il proprio capitale o quello di una cerchia ristretta, sperimentando approcci più liberi e creativi senza dover rendere conto a clienti esterni. Le sue posizioni ribassiste sull’IA e la tecnologia continueranno a essere un indicatore per chi osserva le bolle di mercato e le mosse dei grandi investitori contrarian.