Mercer: retribuzione fissa degli a.d. del Ftse Mib in leggera crescita

16 Giugno 2020, di Alessandra Caparello

Se nel 2019 si registrano buone performance azionarie e industriali delle aziende quotate nell’indice FTSE MIB che hanno consentito la crescita dei premi di incentivazione annuale dei manager, il 2020 invece rappresenterà un anno di grandi sfide sia lato business, con riferimento alla crisi causata dal COVID-19, che lato compliance, in relazione al recepimento della Direttiva Europea (Shareholders Right Directive II) nell’ordinamento italiano. Così emerge dall’ottavo report realizzato da Mercer sui compensi dei Consigli di Amministrazione delle società appartenenti all’indice FTSE MIB, finalizzato ad analizzare livelli e strutture retributive dei relativi Vertici aziendali.

AD: remunerazione 2019 in lieve crescita

Dal report emerge che la remunerazione fissa assegnata agli amministratori delegati nel corso del 2019 ha evidenziato una leggera crescita rispetto all’anno precedente con riferimento alla fascia centrale (+1% pari a 1.092.185 euro) e al primo quartile (+4% pari a 883,678 euro) del mercato. Al contrario restano stabili i valori dei compensi fissi per il terzo quartile di mercato.

«Nonostante la pandemia abbia già causato gravi disagi finanziari, le aziende hanno riconosciuto il bonus annuale a fronte delle performance positive del 2019. In alcuni casi, i pagamenti possono essere stati differiti o ridotti volontariamente da parte dei beneficiari al fine di supportare specifiche iniziative di solidarietà».

Così afferma Marco Valerio Morelli, Amministratore Delegato Mercer Italia. Le aziende che nel 2019 hanno effettivamente pagato una retribuzione variabile annuale sono state la quasi totalità del campione.
In termini di valore mediano, il compenso variabile di un  amministratore delegato nel 2019 è stato pari a circa 641.613 euro. Le aziende che nel 2019 hanno effettivamente pagato una retribuzione variabile annuale sono state la quasi totalità del campione.

I dati che snocciola Mercer dimostrano pertanto una tendenza inequivocabile: prima dell’avvento del COVID-19, le grandi aziende italiane sembravano essere in salute e presentare un track-record consistente.
L’emolumento mediano del Presidente Esecutivo nel 2019 ha registrato una flessione dovuta esclusivamente al cambio di perimetro del panel e ad alcune variazioni nelle deleghe attribuite ai ruoli di Presidente.
Nei trattamenti retributivi offerti dalle aziende che contemplano la figura del Presidente Esecutivo (10 aziende), che non ricopre anche il ruolo di Amministratore Delegato, la metà di esse prevede la presenza di una componente variabile, nella maggior parte dei casi di lungo termine.I compensi assegnati al Collegio Sindacale e ai comitati interni al CdA inoltre risultano sostanzialmente stabili rispetto al 2018. Infine chiosa Morelli:

«Tra le varie implicazioni della crisi COVID-19 c’è, e certamente ci sarà in futuro, la gestione del capitale umano. Essa non può prescindere dall’esigenza di avere il giusto livello di ingaggio da parte di tutti i dipendenti, anche alla luce delle modalità inedite con le quali la maggior parte dei essi sta lavorando.
La pandemia potrebbe ampliare l’importanza e il focus dell’area “social” nelle agende degli executive: rileviamo quindi con favore l’utilizzo di metriche ESG non solo attinenti a tematiche quali ambiente e sicurezza sui luoghi di lavoro, ma anche a misure finalizzate a considerare l’engagement dei dipendenti, nonché la diversità e l’inclusione. Riteniamo che coinvolgere le persone sia il modo migliore per motivarle a lavorare al meglio».