Fonte: Allianz GI
Il 2026 si apre sotto il segno di un nuovo paradigma economico. Se il quarantennio 1980-2020 è stato l’era della “globalizzazione felice” e dei rendimenti facili su ogni asset class, il mondo post-2020 richiede una selettività estrema con una preferenza per l’Europa sia sull’equity che sull’obbligazionario. Secondo l’Outlook 2026 di Allianz Global Investors, entriamo in una fase in cui l’economia “si piega ma non si spezza”, sostenuta da un mix di politiche fiscali espansive e innovazione tecnologica. A presentarlo oggi in una conferenza stampa tenutasi all’Hotel Principe di Savoia a Milano, che ha visto protagonisti Enzo Corsello, Country Head Italy e Massimiliano Maxia, Senior Fixed Income Product Specialist di Allianz GI.
Crescita resiliente ma disomogena
In particolare, nei prossimi mesi, la crescita globale dovrebbe restare prossima al trend, alimentata da bilanci solidi del settore privato e dal fattore strutturale dell’AI. Tuttavia, sotto la superficie, emerge una divergenza preoccupante, definita da Allianz GI come economia “a forma di K”, che vede una ripresa post-crisi disomogenea in cui settori, aziende o classi sociali a reddito elevato crescono rapidamente (braccio superiore), mentre quelli a basso reddito o settori tradizionali subiscono una contrazione o stagnazione (braccio inferiore), aumentando le disuguaglianze sociali ed economiche.
Il mercato come “mezzo” politico USA
Negli Stati Uniti, l’anno delle elezioni di midterm trasforma il mercato azionario da fine a strumento di politica economica. L’amministrazione Trump, sentendo mancare il consenso interno, sta virando verso politiche sociali e interventi mirati (come il possibile cap ai tassi sulle carte di credito o l’acquisto di MBS da parte del Tesoro) per migliorare l’affidabilità del costo della vita. Questo cambio di postura suggerisce cautela sui titoli del settore consumer, mentre privilegia settori strategici come la difesa e l’energia.
Asset class, dove cercare valore
Con Wall Street sui massimi, Allianz GI punta sulla diversificazione: l’Europa è protagonista sul fronte equity grazie a valutazioni attraenti, stimoli fiscali tedeschi e dividendi superiori di 200 punti base rispetto agli USA. La vera scommessa sono però i Mercati Emergenti, pronti a correre grazie al mix tra crescita solida, dollaro debole e Fed accomodante, mentre il Giappone beneficia di una nuova spinta fiscale. Nel reddito fisso, la parola d’ordine è rendimento cedolare (carry) su scadenze medie (3-4 anni), privilegiando i bond societari europei. Tra le materie prime, l’oro protegge dai rischi geopolitici, ma è il rame l’asset strategico, spinto dalla doppia rivoluzione di IA e transizione verde.
L’AI oltre la bolla
Allianz GI respinge l’idea di una bolla speculativa imminente nel settore tech. L’AI rimane un driver di produttività strutturale, ma l’opportunità si sta ampliando verso le “tecnologie abilitanti”: energia, potenza di calcolo e infrastrutture. Il consiglio per gli investitori è monitorare gli spread dei credit default swap delle big tech per identificare tempestivamente eventuali rischi di credito.
Insomma, siamo passati da un mondo “incerto” a un mondo “instabile”. In questo scenario, la gestione attiva non è più un’opzione ma una necessità per navigare tra rischi geopolitici (come l’intervento USA in Venezuela) e volatilità valutaria. Per l’investitore europeo, il monitoraggio del cambio EUR/USD resta cruciale, con una proiezione verso l’area 1,20-1,25 nel corso dell’anno.