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Mediobanca regge alla turbolenza: ricavi in crescita nel trimestre, utile in lieve calo

Mediobanca apre il 2026 con risultati in tenuta in un contesto definito dal management “caratterizzato da elevata turbolenza e incertezza”. Nel primo trimestre i ricavi consolidati sono saliti del 3,1% a 938,6 milioni di euro, sostenuti soprattutto dal contributo delle partecipazioni, dall’attività di trading e dalla tenuta del credito al consumo.
L’utile netto si è attestato a 322,7 milioni, in calo del 3,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una flessione che l’istituto attribuisce “esclusivamente alla maggior tassazione e a componenti non ricorrenti”. Il Rote si mantiene al 13,5%, mentre il Cet1 ratio scende al 15,7%, in flessione di 75 punti base sul trimestre precedente mentre resta stabile il cost/income al 41%.

Commentando i dati, l’amministratore delegato Alessandro Melzi d’Eril ha sottolineato come “Mediobanca abbia chiuso il primo trimestre con un utile operativo di 552 milioni, in crescita del 14% trimestre su trimestre e del 4% anno su anno, una performance solida nonostante il contesto operativo e di mercato caratterizzato da elevata turbolenza ed incertezza”.

La transizione verso Mps entra nei numeri

I conti riflettono anche la nuova fase industriale del gruppo dopo l’ingresso nell’orbita di Banca Mps, che oggi controlla l’86,35% del capitale di Piazzetta Cuccia dopo l’Opas lanciata nel 2025.

“Questi risultati — ha aggiunto Melzi d’Eril — testimoniano la disciplina mantenuta in questa fase di transizione e rafforzano le fondamenta per proseguire il processo di integrazione con Banca Mps, su cui restiamo pienamente concentrati”.

I primi effetti commerciali dell’integrazione emergono già nella trimestrale: dai 225 milioni di prodotti Mediobanca Sgr collocati presso la clientela Mps fino all’incremento delle erogazioni Compass attraverso il canale bancario del gruppo senese.
Il trimestre, tuttavia, è stato segnato anche da mesi di tensione manageriale e strategica tra Siena e Milano, culminati con il ritorno alla guida operativa di Luigi Lovaglio e il riassetto dei vertici Mps.

Margine d’interesse stabile, commissioni in calo

Nel dettaglio, il margine d’interesse si è attestato a 487,5 milioni, sostanzialmente stabile rispetto ai 493,1 milioni del primo trimestre 2025. Più debole invece l’andamento commissionale: le commissioni nette sono diminuite dell’8,2% a 223,3 milioni.
A pesare sono stati soprattutto il rallentamento del wealth management e il minor contributo dell’investment banking, penalizzati dalla volatilità dei mercati e da minori collocamenti di prodotti strutturati.
Rispetto al trimestre precedente, tuttavia, il corporate & investment banking mostra segnali di recupero con commissioni in crescita del 34%.
In forte progresso il contributo delle partecipazioni, trainato da Generali: la quota detenuta da Mediobanca ha apportato utili per 130,1 milioni (+27,1%). In crescita anche i proventi da negoziazione, saliti a 83,3 milioni dai 54 milioni di un anno prima.

Compass traina il trimestre

La divisione Consumer Finance si conferma il principale motore dei ricavi, con un contributo pari a 334 milioni (+5%). Compass ha registrato erogazioni record per 2,6 miliardi (+10,4%), sostenute in particolare dai prestiti personali, saliti a 1,3 miliardi.
Rilevante il balzo del canale bancario, cresciuto del 34,8% da 187 a 251 milioni, grazie anche alle sinergie con Mps. L’utile netto della divisione si attesta a 101,1 milioni (-4%).
Sul fronte della qualità del credito, le rettifiche aumentano del 20,5% a 80,1 milioni, con un costo del rischio salito a 187 punti base dai precedenti 167. Un livello che Mediobanca considera «in normalizzazione», alla luce del diverso mix di portafoglio e di coperture ancora elevate.

Investment banking in ripresa, wealth management sotto pressione

Nel corporate & investment banking i ricavi si attestano a 220,3 milioni (-2% anno su anno ma +17,5% sul trimestre precedente). L’utile netto scende del 15,9% a 71,1 milioni, pur mostrando un recupero del 59,4% rispetto all’ultimo trimestre del 2025.
Mediobanca evidenzia come il mercato italiano delle operazioni annunciate abbia registrato nei primi tre mesi dell’anno un incremento dell’83% dei volumi, confermando il ruolo dell’istituto come advisor di riferimento nelle operazioni straordinarie.
Più difficile il quadro nel wealth management. I ricavi calano dell’8,3% a 219,3 milioni e l’utile netto cede il 35,5% a 37,6 milioni. Le masse gestite salgono comunque del 4,5% a 113,1 miliardi e gli asset under management crescono del 7,4% a 53,1 miliardi.

La raccolta netta è stata negativa per 1,1 miliardi, mentre la rete distributiva conta 1.341 professionisti. Mediobanca segnala che le uscite di private banker, concentrate nelle prime settimane del trimestre, stanno progressivamente rientrando grazie alle iniziative di retention avviate dal gruppo.

Outlook prudente per il resto dell’anno

Guardando al resto dell’esercizio, il gruppo conferma le linee guida già indicate a dicembre, ma invita alla cautela. Lo scenario macroeconomico e finanziario resta infatti incerto e potrebbe rallentare la dinamica commerciale sia nel wealth management sia nel corporate & investment banking.
Nel frattempo, la priorità strategica resta l’integrazione con Mps.

“Sono sempre più convinto — ha concluso Melzi d’Eril — che le competenze distintive delle nostre persone e una storia di 80 anni al servizio del sistema Paese contribuiranno a generare valore per tutti gli stakeholder”.