Malaffare bancario: codice penale speciale

7 Ottobre 2017, di Giovanni Falcone

Malaffare bancario: codice penale speciale

“Codice Penale Bancario”, questa è la parola magica per il contrasto al malaffare!

In Italia, quando succede un disastro, quando siamo in piena emergenza, con morti e feriti e viene istituita una Commissione Parlamentare d’inchiesta apposita per cercare di capire dove sta la testa e dove sta la coda, o almeno una qualche responsabilità di possibili omissioni dolose, commistioni incestuose fra affari & politica, ecco che arriva l’dea geniale: siccome non ha funzionato niente nella tutela del risparmio allora facciamo un “Codice Penale Bancario”.

L’originale proposta è stata lanciata dal Procuratore capo del Tribunale di Milano al convegno organizzato mercoledì scorso dal Sole 24 Ore in un confronto fra “esecutivo & magistratura”. Da quando la suprema Corte di Cassazione ha detto che le banche sono “istituzioni private” la tutela del risparmio è meno efficace ha tuonato il Procuratore.

Nel mio piccolo, nelle more del nuovo Codice, come osservatore comune al pari di un Ciccillo CACACE qualunque vorrei ricordare il contenuto testuale di quanto statuisce la nostra Carta costituzionale con il 1° comma dell’art.47: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, controllo e coordina l’esercizio del credito”.

Al netto di tutte le proposte che si vorranno fare, vorrei ricordare in proposito che le banche fallite, in quanto “insolventi” verso i risparmiatori retail e obbligazionisti vari, hanno sempre trovato il modo di:

  • Avere sempre soldi a sufficienza per elargire compensi e liquidazioni lunari agli amministratori;
  • Distribuire “dividendi” gonfiati ai soci ed agli azionisti per puro potere e poter conservare la poltrona;
  • Presentare bilanci falsi che nessuno ha letto procrastinando l’agonia e quindi i danni per i risparmiatori;
  • Gli organi di controllo – Banca d’Italia & Consob – hanno omesso controlli istituzionali che la Costituzione stabilisce, avuto riguardo all’esercizio del credito erogato spesso senza adeguate garanzie, ovvero imporre la necessaria “solidità patrimoniale” con accantonamenti di risorse in proporzione all’ammontare del risparmio raccolto.

In questa fase, prima di proporre accorgimenti come se dovessimo partire dall’anno zero, dovremmo ricordarci tutti che le regole c’erano e forse anche troppe, laddove bastava osservarne anche solo la metà per evitare i disastri che stiamo assistendo i cui effetti si ripercuoteranno su diverse generazioni future.

Prima di pensare ai futuri rimedi, verifichiamo gli effetti provocati da questa mala gestione e cerchiamo di trovare i responsabili.

Uno Stato di diritto deve significare anche questo, anzi soprattutto questo, forse!