M5S, a Roma dissidenti saranno esplusi e multati 150 mila euro

9 Febbraio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – I rappresentanti del MoVimento 5 Stelle alle elezioni comunali di Roma che non rispetteranno le regole andranno incontro non solo all’espulsione, ma anche a una sanzione pecuniaria di 150 mila euro. L’obiettivo è evitare episodi di tradimento e compravendite di rappresentati eletti dal popolo, come insegnano i casi di Razzi e Scilipoti. A rivelarlo è un documento di tre pagine, di cui La Stampa è venuta in possesso, relativo alla campagna per la scelta del nuovo sindaco della capitale.

È un regolare contratto da firmare, il cui scopo è quello di stabilire delle regole ben precise per rispettare l’etica del movimento. Il candidato che vorrà presentarsi alle elezioni dovrà accettare le condizioni del codice di condotta. Si è liberi di scegliere, ma chi non vuole stare alle regole imposte dall’alto non si potrà presentare alle liste elettorali. Chi invece le violerà verrà estromesso dal partito.

“Il candidato accetta la quantificazione del danno d’immagine che subirà il M5S nel caso di violazioni dallo stesso poste in essere alle regole contenute nel presente codice e si impegna pertanto al versamento dell’importo di 150mila euro, non appena gli sia notificata formale contestazione a cura dello staff coordinato da Beppe Grillo e Gianroberto” Casaleggio, i due fondatori del movimento.

Candidato sindaco “commissariato” dai vertici

Il documento si articola in dieci punti e Casaleggio, tramite la deputata romana ed ex capogruppo alla Camera Roberta Lombardi, “ha preteso che i candidati del M5S alle elezioni per il Campidoglio lo firmassero”, come racconta il quotidiano torinese. Sui temi più delicati bisognerà passare per una consulenza indicata dai vertici dei Cinque Stelle. Come spiegato da Alessandro Di Battista sulla sua pagina Facebook: “Serve per far rispettare regole e programma”.

Dopo la firma del contratto, si è vincolati al rispetto dei paletti imposti e l’impegno preso nei confronti degli elettori. L’iniziativa nata con tutti i buoni auspici del caso rischia di diventare un boomberang. Se si riterrà di essere stati ingiustamente sanzionati, si potrà contestare la decisione e impugnare il codice giuridicamente, come un qualsiasi contratto. Chi non vorrà pagare è libero di farlo, ma verrà poi chiaramente espulso dal M5S.

Per La Stampa il documento altro non è che “un decalogo brutale ed eloquente”, che di fatto “commissaria il futuro candidato sindaco del M5S e i consiglieri eletti, vincolandoli totalmente alla volontà, nell’ordine, di Casaleggio, del suo staff e del direttorio”.

La costituzione dice che ogni eletto al Parlamento deve avere libertà di espressione, in modo da non essere vincolato ad alcun mandato, né verso il partito di appartenenza né verso il programma elettorale. A rispondere delle sue azioni è il popolo, non il suo partito. Eticamente lo stesso vale anche per gli eletti ai Consigli comunali. È una legge che nasce dai principi democratici della Rivoluzione Francese.

Il M5S, seconda forza di governo e prima all’Opposizione dopo le elezioni del 2013, è diventato anche la seconda forza d’Italia: secondo gli ultimi sondaggi di Demopolis sarebbe distaccato di soli cinque punti dal PD e potenzialmente in grado di andare al ballottaggio, a meno che tutte le forze di destra e centro destra non stringano una alleanza credibile e unita.

Fonte: La Stampa