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L’ultima scommessa di Warren Buffett: l’Oracolo scarica Wall Street e punta a Oriente

Berkshire Hathaway, il conglomerato guidato da Warren Buffett, ha avviato un nuovo processo di finanziamento: secondo fonti di mercato il gruppo ha incaricato un pool di banche per strutturare una nuova emissione obbligazionaria in yen, la seconda in Giappone dall’inizio dell’anno.

Il gruppo, quotato a New York, è ormai divenuto uno degli emittenti stranieri più attivi sul mercato del credito nipponico: dal debutto nel 2019 ha collocato quasi 2.000 miliardi di yen, pari a circa 13 miliardi di dollari. Il rating double-A del conglomerato assicura un posizionamento premium e continua ad attirare forte domanda da parte degli investitori istituzionali giapponesi, interessati a ottenere spread più elevati rispetto a quelli offerti dai corporate locali.

Il contesto macro rende l’operazione ancora più strategica: a livello globale, le emissioni obbligazionarie societarie hanno già superato quota 6.000 miliardi di dollari, un nuovo massimo, spinte dalla fame di rendimento in una fase in cui la liquidità resta abbondante.

Un segnale verso nuovi investimenti in Giappone

Secondo alcuni gestori, la raccolta non è solo un’operazione di rifinanziamento: potrebbe essere la premessa per nuove acquisizioni o per l’aumento di partecipazioni in aziende giapponesi.

Buffett negli ultimi anni ha costruito posizioni significative nelle cinque principali trading house del PaeseItochu, Marubeni, Mitsubishi, Mitsui e Sumitomo — società diversificate che operano nel commercio globale delle materie prime, nell’energia e nella logistica.

Da quando Berkshire iniziò gli acquisti, nel 2019, queste partecipazioni hanno generato rendimenti eccezionali: i titoli delle trading house hanno più che triplicato il loro valore.

Hiroshi Namioka, chief strategist di T&D Asset Management, osserva che una nuova emissione in yen potrebbe segnalare la convinzione di Buffett che il mercato giapponese resti un terreno fertile, con conglomerati ancora sottovalutati rispetto ai comparabili globali. La logica segue lo stile Buffett: prendere a prestito in yen a basso costo, reinvestire in attività con flussi di cassa robusti e governance migliorata.

Buffett ha dichiarato che Berkshire manterrà le proprie partecipazioni sotto la soglia del 10%, per non diventare azionista di controllo. Tuttavia, negli ultimi mesi questi limiti sono stati lievemente allentati, suggerendo che ci sia ancora margine per incrementi progressivi.

Liquidità record e disimpegno dagli Usa

Parallelamente, Berkshire porta avanti una strategia opposta negli Stati Uniti: vendite nette di azioni per il dodicesimo trimestre consecutivo. Le cessioni hanno riguardato anche titoli-simbolo del portafoglio come Apple e American Express. La cassaforte è oggi a livelli senza precedenti: 381,6 miliardi di dollari tra cash e strumenti equivalenti.

Negli ultimi tre anni la holding ha ridotto il portafoglio azionario per circa 184 miliardi di dollari.
La prudenza non penalizza i risultati: l’utile operativo trimestrale è salito del 34%, trainato dal miglioramento della divisione assicurativa.

Pur senza proclami, Buffett sembra meno convinto della sostenibilità del rally di Wall Street, sostenuto dalle aspettative sull’intelligenza artificiale e dalla corsa dei titoli tecnologici. Il mercato azionario Usa, secondo un indicatore attribuito a Buffett — il rapporto tra capitalizzazione di mercato e Pil — si muove su valori vicini ai livelli pre-bolla dot-com.