Lotta terrorismo: Amato propone intercettazioni preventive

28 Luglio 2016, di Alessandra Caparello

BOLOGNA (WSI) – Gli ultimi attentati di Nizza e Rouen in Francia e quelli avvenuti in Germania hanno messo chiaramente in luce come il terrorismo di matrice islamica è il nuovo mostro che deve combattere l’Europa. Da qui la necessità di indagini più strette ed efficaci.

Nel nostro paese è stato arrestato e rimpatriato l’ex imam di Felina di origini marocchine,  Mohammed Madad, classe 1964. L’uomo, che risiedeva con la famiglia a Carpineti, è stato espulso su provvedimento del Ministro dell’Interno per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato. Le indagini della polizia hanno rivelato che l’imam di matrice salafita è un sostenitore dell’islam radicale. Da qualche mese alla guida del centro di preghiera e cultura islamica a Noventa Vicentina, l’ex imam predicava sermoni sempre più antioccidentali e violenti, miranti anche all’indottrinamento dei minori della comunità. Da qui il provvedimento firmato dal ministro Alfano.

Il caso dell’ex imam Madad dimostra come le indagini delle autorità possono essere particolarmente importanti nella prevenzione del terrorismo. Ed è proprio sulle attività di prevenzione che ha parlato il nuovo procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato che ha sottolineato la necessità di intercettazioni tradizionali ma anche preventive.

“Le attività investigative devono correlarsi con una prevenzione molto forte. In quest’ottica le intercettazioni preventive, anche telematiche, sono uno strumento fondamentale. (…) L’impegno nel contrasto al terrorismo sarà massimo. Anche l’esperienza di Roma può aiutarci a guidare le attività di investigazione che devono correlarsi ad attività di prevenzione molto forte. Il momento del contrasto efficiente del terrorismo è principalmente in un’ottica di prevenzione”.

Il procuratore ha ricordato di essere tra i sostenitori dell’equiparazione dei reati di terrorismo a quelli di mafia, “quindi trasformare la competenze su attività di terrorismo nell’ambito delle competenze della direzione distrettuale antimafia”.

“Ma il Legislatore ha scelto una via di mezzo perché è rimasto il ruolo di coordinamento del procuratore nazionale antimafia che è diventato anche procuratore nazionale antiterrorismo ma a livello distrettuale quei reati sono semplicemente rimasti reati distrettuali e non sono conferiti nella materia della Dda. Io sono ancora più fortemente convinto che tutto ciò che può portare al coordinamento è strumentale al buon esito delle attività in materia di terrorismo”.

Fonte: Corriere di Bologna