LONDRA-TEHERAN: LA CRISI SULLA STAMPA INGLESE

26 Marzo 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Londra, 26 mar – La vicenda dei marinai e soldati inglesi arrestati tre giorni fa dalle forze di sicurezza iraniane sta tenendo con il fiato sospeso sia l’opinione pubblica che il mondo politico inglese, improvvisamente costretto ad affrontare una situazione di alta tensione diplomatica. Alla crisi fra Londra e Teheran sono dedicate le aperture di tutti i maggiori quotidiani britannici. Il “Daily Telegraph” ad esempio riporta gli ammonimenti lanciati da Tony Blair al governo iraniano, al quale il premier ha dato “pochi giorni per trovare una soluzione”. Anche se, secondo quanto riferisce il giornale, il termine “ultimatum” viene assolutamente rifiutato da Downing Street, che ha inoltre escluso qualsiasi progetto di uso della forza per risolvere il caso. Eppure, secondo il Telegraph, l’intervento di Blair “marca davvero un cambiamento nel linguaggio”. L’edizione on-line del Guardian punta invece l’attenzione sulle rassicurazioni che l’ambasciatore inglese in Iran, Geoffrey Adams, avrebbe ricevuto stamattina: i detenuti “stanno bene e in buona salute” avrebbero garantito gli iraniani, “mentre la crisi diplomatica continua”, ricorda il giornale, soprattutto dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri Mottaki che ha avanzato l’ipotesi che i 15 possano essere processati in Iran. L’Independent dal canto suo dà voce alle dichiarazioni rilasciate dal comandante americano Erik Horne, capitano di corvetta e comandante in seconda della nave da guerra “Uss Underwood” che incrocia nel Golfo Persico. Il militare, che lavora al fianco della task force di cui i detenuti fanno parte, ha infatti dichiarato che i suoi uomini avrebbero risposto con il fuoco a un simile atto, “si sarebbero difesi”, dichiarandosi “sorpreso” per la mancata risposta degli inglesi alla mossa iraniana A dare un taglio economico all’analisi di ciò che sta succedendo in Iran è invece il Financial Times, che apre il suo articolo con il dato record del prezzo del petrolio, che ieri ha superato i 63 dollari a barile proprio a causa delle crescenti tensioni tra Teheran e l’Occidente.