Lo tsunami del fisco travolge le aziende

14 Settembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Un ‘diluvio’ di adempimenti fiscali attende le imprese nei prossimi 3 mesi. Nel totale 187 pratiche, al ritmo di 2 al giorno. A contarli è Confesercenti che registra la crescita ininterrotta della mole di ‘scartoffie’. Al netto di Irpef e Iva valgono quasi 100 miliardi di euro.

La pressione fiscale per le imprese è alle stelle: “Quella reale è al 55%, addirittura al 68,3% per le Pmi” ha detto il presidente della Confesercenti Marco Venturi aprendo il meeting dell’associazione. “Una pressione fiscale che fa dello Stato il socio di maggioranza delle imprese. È arrivato il momento di dire basta, non ci stiamo più” ha detto Venturi, sottolineando che “negli ultimi 18 mesi 101.000 commercianti hanno chiuso, per la crisi, alte tasse, troppa burocrazia”.

Un prelievo che ci porta nettamente sopra l’effettiva media europea”. E non ci sono, all’orizzonti, segnali di cambiamento. Almeno nel breve periodo. E a complicare la vita degli imprenditori c’è anche la mole impressionante di adempimenti fiscali. Un vero e proprio diluvio quello che, secondo le stime, si registrerà nei prossimi tre mesi, tra ottobre e dicembre. Complessivamente gli adempimenti che è possibile censire sono 187: due al giorno per un costo complessivo di 100 miliardi. Fra questi adempimenti, secondo lo studio presentato da Confesercenti, non sono comprese le forme di prelievo ricorrente che riguardano le ritenute Irpef e le imposte indirette diverse dall’Iva.

[ARTICLEIMAGE] Si tratta, spiega l’associazione, di un fenomeno in aumento rispetto a quanto abbiamo rilevato per il 2011: 694 per l’intero 2011 e 170 per l’ultimo trimestre dell’anno. Alle scadenze tradizionali e ricorrenti si sovrappongono nell’ultimo scorcio del 2013, di nuove scaturenti da decisioni o non decisioni della politica fiscale. È il caso dell’Imu per la quale purtroppo resta ancora indefinita l’abolizione del saldo dovuto per la prima casa. Ed è anche il caso dell’Iva, per la quale, rileva Confesercenti, “a pochi giorni dall’aumento dell’aliquota ordinaria dal 21% al 22% non sembrano del tutto accantonati gli sforzi per evitarlo”.

Ma è anche il caso degli acconti Irpef, Ires e Irap e di quello sulle ritenute operate dal sistema creditizio sugli interessi e i redditi da capitale, come anche l’incertezza sulla nuova Tares il cui cui maggior gettito è rimesso alle libere scelte dei Comuni. Infine c’è la Tobin tax, l’imposta sulle transazioni finanziarie, la cui sorte sembra legata agli esiti che sarà in grado di assicurare sotto il profilo del gettito. Negli ultimi 18 mesi sono state costrette a chiudere 101.000 imprese. “Quello che chiediamo al Governo, al Parlamento, ai partiti, è più chiarezza e più coraggio per ripensare il sistema Paese, per combattere illegalità, sprechi e abusi”.
Miope l’accordo Confidustria-sindacati

“Fare un accordo senza tante piccole e medie imprese – osserva Venturi – che rappresentano la spina dorsale produttiva del Paese è senza futuro oltre che un errore. Quello che non accettiamo è l’idea che i temi contenuti nell’agenda di governo vengano dettati da industriali e sindacati che, dopo anni di collaborazione, tra tutte le parti sociali, più o meno proficua, decidono di trattare da soli”.

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”Per tornare alla situazione pre-crisi per il PIL e per la spesa delle famiglie dovremo arrivare al 2019”. Lo ha sentenziato Marco Venturi, al Meeting Confesercenti in corso a Perugia. ”L’eredita’ che abbiamo sulle spalle e le prospettive non sono incoraggianti – ha riconosciuto – in 5 anni, il PIL e’ calato dell’8,7%, la spesa delle famiglie e’ scesa del 7%, il tasso di disoccupazione salira’ ancora nel 2014 al 12,8%, con l’emergenza giovani sempre piu’ drammatica. Stagnazione e impoverimento sono messi in moto soprattutto da arretratezza e clientelismo, da instabilita’ politico-istituzionale, da una gestione ”sciagurata’ della spesa pubblica, da un uso clientelare e politico delle risorse”. Si tratta di un quadro, ha detto, ”diventato il volano per il continuo aumento del prelievo fiscale” che tuttavia deve essere ”bloccato e invertito”.

Riconfermando l’impegno, dimostrato gia’ in passato di ”di indicare la strada, equa e sostenibile”, il presidente di Confesercenti ha confermato la necessita’ di ”profonde riforme ed una gestione efficiente delle strutture pubbliche. Dalla spesa pubblica possiamo recuperare 50 miliardi di tagli di spese in 5 anni, dalla sanita’ alla P.A. (con piu’ tagli e piu’ efficienza); con la riduzione della spesa per interessi sul debito pubblico, con un’accentuazione delle dismissioni; con la semplificazione istituzionale, centrale e periferica, nonche’ degli uffici e dei servizi, che, pur ridimensionati, possono migliorare la qualita’ delle prestazioni spendendo molto meno dei costi attuali”.