Libia chiede aiuto all’Italia, ma chi comanda è Macron

27 Luglio 2017, di Mariangela Tessa

La proposta è ora all’esame del Ministero della Difesa. Ma l’intervento di navi italiane nel mar libico richiesto dal presidente della Libia Fayez al-Sarraj contro i trafficanti di esseri umani sembra ormai deciso.

“Il presidente Sarraj – ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni – mi ha indirizzato alcuni giorni fa una lettera nella quale si chiede al governo italiano un sostegno tecnico attraverso unità navali nel comune contrasto al traffico di esseri umani. Un sostegno tecnico a un impegno comune da svolgersi in acque libiche con unità navali inviate dall’Italia”.

La richiesta delle autorità della Libia, ha fatto sapere il premier, “è all’esame del Ministero della Difesa, naturalmente le decisioni che prenderemo verranno valutate d’intesa con il Parlamento. Ma questa richiesta, se valuteremo la possibilità di rispondere positivamente come credo sia necessario, può rappresentare un punto di novità molto rilevante nell’attività di contrasto al traffico di esseri umani in partenza dalla Libia”.

Già domani il consiglio dei ministri preparerà un provvedimento e la discussione in Parlamento approderà nei primi giorni di agosto.

Secondo quanto riporta la Stampa:

La proposta è al vaglio del nostro ministero della Difesa, ma il governo ha già deciso di accettare. Dopo il passaggio in Parlamento della prossima settimana, verrà istituito un tavolo italo-libico per fissare le regole dell’ingaggio. Non si vuole perdere tempo prezioso, insomma e per l’Italia è importante – a giudicare dalla rapidità con cui si sta muovendo Gentiloni – recuperare terreno e centralità sullo scacchiere libico dopo la mossa con cui Macron ha portato al tavolo negoziale, martedì a Parigi, Sarraj e Haftar.

I tecnici del ministero della Difesa stanno già studiando le modalità di intervento. A partire dal numero delle navi da impiegare in Libia. Allo stato attuale, oltre alle due navi della Marina militare in servizio nell’operazione europea Sophia, nelle acque del Mediterraneo centrale si trovano 5 navi dell’operazione tutta italiana “Mare sicuro”.

Intanto dalla Corte di Giustizia europea arriva un’altra doccia gelata per l’Italia sulla gestione dei migranti. Nonostante la situazione di crisi sulla rotta dei Balcani, con una sentenza i giudici hanno stabilito che lo Stato d’ingresso è quello responsabile dell’esame delle richieste di asilo e non quei paesi in cui la richiesta viene presentata. Valgono quindi le leggi del regolamento di Dublino III.