Legge stabilità approda in aula tra mille polemiche

22 Ottobre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi torna ad esprimere i suoi timori in vista del passaggio parlamentare della legge di stabilità: “Temiamo molto il passaggio della legge di stabilità in Parlamento, perché potrebbero peggiorarla”, ha detto il numero uno degli industriali. Quattro ore di sciopero con manifestazioni da gestire a livello territoriale, da qui a metà novembre: anche i sindacati scendono in campo con l’avvio di un percorso di mobilitazione per far cambiare il ddl stabilità in Parlamento, perché nonostante “gli annunci e le promesse” non riduce le tasse sul lavoro in modo significativo e non ha come obiettivo la crescita con una svolta della politica economica.

Sindacati sul piede di guerra

Con il leader della Fiom, Maurizio Landini, che avverte: “Credo che non possa che essere l’inizio di una mobilitazione” e “che non ci si debba fermare qui”. Il premier Enrico Letta ha replicato in serata. “Penso che i sindacati siano liberi di fare completamente il loro lavoro, fare contratti, scioperare quando non sono contenti. Non mi scandalizzo”. Ma certo la loro è stata una “risposta precipitosa”. La decisione di Cgil, Cisl e Uil è arrivata nel corso di un confronto tra i tre leader, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, che si sono ridati appuntamento per una riunione unitaria dei consigli nazionali a metà novembre, appunto, per verificare i risultati ottenuti.

Sciopero generale? “Vogliamo gestire una cosa per tempo”

Altrimenti si valuterà come eventualmente proseguire. Con uno sciopero generale? “Vogliamo gestire una cosa per tempo”, taglia corto Camusso. Ma le critiche alla legge di stabilità sono forti, il giudizio “negativo”. La riduzione del carico fiscale sui lavoratori dipendenti e sui pensionati “è del tutto simbolica e quindi inefficace”, afferma Luigi Angeletti, al termine dell’incontro, ritenendo all’unisono che le risorse necessarie per finanziarie il calo di queste tasse “si possono reperire” partendo dalla “lotta agli sprechi”. Ma anche alzando l’aliquota sulle rendite finanziarie “dal 20 al 22%, magari – sottolinea – salvaguardando i titoli di stato pubblici”. Insomma “bisogna avere il coraggio di spostare i pesi”, insiste la Camusso, e di fare “anche a saldi invariati scelte diverse”.

La difesa del governo

La priorità per le parti sociali resta il lavoro con la riduzione delle tasse. Ma “è chiaro che, se dopo annunci e promesse” la legge di stabilità “è stata confezionata in questo modo, non c’è sufficiente consapevolezza da parte del governo che bisogna cambiare passo”, attacca Camusso. Che replica, a distanza, anche al viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, secondo cui lo sciopero generale “sarebbe un errore”. E’ stato “un errore non fare una legge di stabilità che avesse il lavoro al centro”. E che, peraltro, proseguono i sindacati, colpisce ancora una volta il pubblico impiego: “Dopo 350mila posti di lavoro in meno in cinque anni e sette anni senza rinnovo contrattuale, il pubblico impiego è una sorta di cimitero”, afferma Bonanni, tornando a sostenere che “ha vinto il partito della spesa pubblica” ancora una volta.

Parti sociali unite"Con 850 miliardi di spesa pubblica, un taglio del 2-3-4% libererebbe risorse enormi", sottolinea Squinzi, che ribadisce l'opinione secondo cui è "positiva" l'impostazione generale del provvedimento "ma delude ampiamente la quantità degli stanziamenti, a partire proprio dal cuneo fiscale" per il quale le risorse messe in campo "non riescono assolutamente a dare una spinta all'economia": su questo tema Confindustria interverrà nel dibattito parlamentare. Alla decisione di Cgil, Cisl e Uil si unisce, poi, anche l’Ugl proclamando “uno sciopero nazionale di quattro ore su base territoriale con data da definire nei prossimi giorni” contro gli effetti “devastanti” della legge di stabilità.

Pistola dei banchieri puntata alla tempia

Un’arma giocattolo in mano a simboleggiare “la pistola che i banchieri ci puntano alla testa” sul contratto. Il segretario generale della Fabi Lando Sileoni sceglie una strategia di comunicazione d’urto per ribadire le ragioni dello sciopero della categoria, il prossimo 31 ottobre, in un video caricato sul sito del sindacato autonomo.
(Ansa-RaiNews24)