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“Fare soldi è difficile, ma mantenerli lo è ancora di più.” Questo detto popolare non ha perso valore nel tempo: oggi, mentre spesso si discute su come aumentare il reddito, si parla molto meno di come proteggere e gestire la propria ricchezza. Le famiglie benestanti, quelle che hanno accumulato capitali solidi e li mantengono nel tempo, seguono regole non scritte che fanno la differenza tra chi resta ricco e chi invece vede dissolversi i propri beni. Non si tratta di formule magiche, ma di abitudini, prudenza e strategie mentali orientate alla stabilità.
Vediamo quale regola non scritta applicano i super ricchi nel mondo e da cui possiamo, più o meno, copiare nel nostro piccolo.
Proteggere il capitale prima di farlo crescere
Il primo obiettivo di chi ha patrimoni consistenti non è guadagnare ancora di più, ma non perdere ciò che possiede. Le famiglie ricche prediligono investimenti diversificati e sicuri, evitando mode finanziarie o rischi eccessivi. Secondo l’ABI, il patrimonio netto delle famiglie italiane è pari a otto volte il reddito disponibile, una delle proporzioni più alte d’Europa. Questo dato conferma la prudenza tipica del risparmiatore italiano, più orientato alla protezione che alla speculazione.
Pianificazione senza improvvisazione
Gestire grandi patrimoni significa pianificare: nessun successo duraturo nasce dall’improvvisazione. Avere un consulente finanziario affidabile è essenziale: non solo suggerisce investimenti, ma costruisce una strategia personalizzata, considerando obiettivi, rischi, fiscalità e passaggi generazionali. In mercati volatili e con normative fiscali in continuo cambiamento, il consulente diventa un alleato strategico capace di trasformare il risparmio in un progetto di lungo periodo. In altre parole, non serve solo a far fruttare il denaro, ma a dare stabilità e visione alla ricchezza.
Educare i figli al valore del denaro
Si dice che la ricchezza duri tre generazioni: la prima la crea, la seconda la gestisce, la terza la consuma. Le famiglie lungimiranti coinvolgono presto i figli nella gestione patrimoniale, insegnando il rispetto per il denaro. Con il passaggio generazionale stimato in Italia per i prossimi 20 anni di circa 3.000 miliardi di euro, pianificazione e educazione finanziaria diventano strumenti indispensabili per proteggere e valorizzare il patrimonio.
Fidarsi di professionisti raccomandati
I ricchi non scelgono consulenti a caso o trovati online: prediligono referenze fidate, da amici, colleghi o familiari. Secondo il Rapporto Consob, il 40% degli investitori assume decisioni con l’aiuto di un consulente o di un addetto di banca, mentre il 42% decide autonomamente. La fiducia e la competenza restano le chiavi: chi si affida a un professionista possiede più frequentemente fondi comuni di investimento, obbligazioni, titoli di Stato e buoni postali.
Restituire parte della fortuna (filantropia discreta)
I veri ricchi praticano la filantropia non per apparire, ma per lasciare un segno duraturo. In Italia, la generosità dei soggetti più abbienti è spesso contenuta: solo il 5% dei donatori appartenenti alle fasce più ricche dichiara donazioni annue superiori a 100.000 euro, mentre la donazione mediana si aggira sui 3.358 euro, con una percentuale inferiore all’1% degli asset finanziari. Le fondazioni di origine bancaria compensano in parte questa limitata quota, erogando oltre 1,09 miliardi di euro nel 2024 per più di 22.000 progetti sul territorio nazionale. Complessivamente, le donazioni individuali in Italia raggiungono circa 7,5 miliardi di euro annui, con una concentrazione crescente delle risorse.
Uno sguardo internazionale ci mostra dinamiche simili e alcune eccezioni straordinarie. Secondo Forbes (dicembre 2024), i 25 maggiori filantropi statunitensi hanno donato 241 miliardi di dollari nel corso della loro vita, un incremento del 14% rispetto all’anno precedente, ma inferiore alla crescita delle loro fortune (18,5%), che ora superano i 1.600 miliardi di dollari. La quota media devoluta è del 15%, la più bassa registrata dal 2021.
In cima alla classifica c’è Warren Buffett, con 62 miliardi donati, pari al 30% della sua ricchezza. Uno degli uomini più ricchi al mondo, leggendario investitore, è un famoso filantropo dimostrando come l’avidità non faccia parte del dna delle persone benestanti.