Società

Lavoratori qualificati, come trattenere quelli rientrati

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Quasi la metà dei lavoratori italiani rimpatriati grazie agli incentivi fiscali previsti dal D.lgs 147 del 2015 e dal DL 78 del 2010 finiscono col tornare all’estero nel giro di alcuni anni.
Questa evidenza, emersa da uno studio dell’associazione Controesodo, ha spinto la stessa organizzazione a sollecitare il governo verso nuove misure in grado di stabilizzare la scelta dei “cervelli” che decidono di tornare in Italia.
Si tratta di capitale umano giovane e altamente qualificato, con un profilo internazionale e con un’elevatissima presenza nei settori ad alto contenuto innovativo, tecnologico e digitale.

Perché i “cervelli” tornano all’estero

Secondo l’associazione Controesodo, che riunisce 1.500 lavoratori giovani e altamente qualificati, oltre alla carenza di opportunità e ai cronici problemi del mercato del lavoro italiano, una ragione chiave per la quale i lavoratori sedotti dagli incentivi fiscali decidono di tornare all’estero consiste nella “mancanza di misure atte a trattenere sul territorio i talenti e le rispettive famiglie”. Un “fenomeno che si traduce in una doppia perdita per il Paese: perdiamo capitale umano e perdiamo il gettito futuro generato da una famiglia che vive in Italia”.

Così l’associazione ha lanciato una petizione rivolta al ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che ha raccolto più di 16mila adesioni.

Nel dettaglio, Controesodo denuncia “una fortissima discriminazione fra coloro che sono rientrati prima del 30 aprile 2019 e coloro che sono rientrati dopo”, i cui benefici fiscali sono assai maggiori. “Il nostro Gruppo li ha definiti cervelli di serie A e di serie B visto che questi ultimi non hanno accesso alle misure di radicamento introdotte dal Dl Crescita”
Ricordiamo il contenuto del decreto in questione. Se il contribuente proveniente dall’estero acquista un’unità immobiliare o crea una famiglia con figli, l’agevolazione fiscale viene prolungata, seppur in maniera ridotta, per ulteriori cinque anni. Peraltro, tali benefici non si applicano solo ai professionisti qualificato, com’era in precedenza, ma a qualsiasi tipologia di lavoratore.

“L’esclusione di tutti i lavoratori altamente qualificati rientrati prima di aprile dalle misure per il radicamento permanente dimentica completamente chi ha già fatto una scelta di profonda fiducia nei confronti del Paese”, scrive l’associazione, “si tratta di una discriminazione che non trova alcuna spiegazione e rischia di innescare l’ennesima fuga di cervelli. Il capitale umano recentemente rientrato era (per Legge) altamente qualificato e quindi molto mobile internazionalmente: con l’attuale normativa si sta paradossalmente incentivando il ri-espatrio delle migliori e più qualificate professionalità presenti sul territorio Italiano”.

La proposta di Controesodo

La richiesta di Controesodo, dunque, è quella di allargare la platea dei beneficiari del Dl Crescita anche a quei lavoratori qualificati che erano tornati in Italia prima del 2019, accettando condizioni meno vantaggiose di quelle che attualmente vengono garantite anche a lavoratori non qualificati.
Per ridurre l’impatto di breve termine sui conti, Controesodo si dice favorevole a far pagare un ammontare una tantum ai “cervelli” che aderiscano al prolungamento delle agevolazioni.