LA VOGLIA DI INTERNET DELLE PICCOLE IMPRESE

14 Giugno 2000, di Redazione Wall Street Italia

Il presidente della Confartigianato, Ivano Spalanzani, commenta con Wall Street Italia la proposta del ministro dell’Industria, Enrico Letta, per la creazione di una rete per le piccole e medie imprese.

Presidente, è il segnale che qualcosa si muove?

“Spero proprio di sì. L’intenzione e la direzione sono quelle giuste. Tutto ciò che ne può venire è buono per il nostro mondo di imprese. Che sono medie, piccole, ma anche piccolissime”.

Quanto piccole?

“Il sistema produttivo italiano è composto per il 99% da imprese con meno di 50 dipendenti e il 95% di queste è fatto da aziende con meno di 10 dipendenti. Sa cosa significa?”

Cosa significa?

“Che le leggi attuali non sono adeguate al numero di addetti del nostro tessuto produttivo. Significa che se una media o grande azienda può permettersi di impiegare un certo numero di persone per districarsi nella burocrazia, questo non è possibile per i più piccoli, che spesso si trovano a dover chiudere i battenti o, peggio, scelgono di scivolare nel sommerso”.

Si tratta di un sistema con il freno a mano tirato, come ha detto il presidente del Consiglio Giuliano Amato?

“Mi ha letto nel pensiero”.

Dunque, un sistema che metta in rete le Pmi è non solo un’opportunità per cavalcare la new economy, ma anche un modo per rendere più snello tutto l’apparato.

“Esatto. Noi abbiamo immani potenzialità ancora da sfruttare sia in termini di sviluppo economico che occupazionale. Dare la possibilità a un produttore di caciocavallo di vendere il suo prodotto tramite l’e-commerce al ristorante della Quinta Strada a New York significa fare un salto qualitativo enorme. Questo è solo un esempio”.

Ma non crede che ci sia ancora poca coscienza e una scarsa educazione alle nuove tecnologie in un tessuto di imprese tanto piccole, artigianali, molto spesso familiari?

“Sì, e per questo stiamo preparando il nostro personale affinchè, attraverso i nostri 1100 uffici sparsi in tutta Italia, possano colmare il ritardo. Se posso fare un parallelo, è come quando si cominciò a produrre le automobili: in ogni città, in ogni paese cominciarono a fiorire le scuole-guida: ecco, la Nuova Economia è come la macchina di allora; dobbiamo insegnare a usarla”.

Oggi si è saputo che la Borsa potrà dare spazio a un segmento dedicato alle piccole e medie imprese tradizionali. Cosa ne pensa?

“Se fosse possibile, sarebbe una gran cosa. Ancora oggi per le piccole e medie imprese ci sono grosse difficoltà per il ricorso al credito. E viene concesso solo il credito a breve, che è molto più caro di quello a medio e lungo termine, in genere 3-4 punti percentuali in più di quanto viene offerto alle grandi”.

Le banche continuano a fidarsi poco.

“Già. E dire che invece le nostre cooperative di garanzia, che garantiscono i crediti, hanno un’insolvenza bassissima: al sud appena il 2-3% e al nord addirittura si parla di frazioni di punto”.

Cos’e’ che la rende perplesso, allora?

“Il fatto che ancora oggi le piccole e medie imprese artigiane non possono essere srl o Spa; c’è una legge in discussione in Parlamento che prova a modificare questo stato di cose, consentendo quanto meno la formazione di Srl sia pure a certe condizioni. Se passasse, saremmo certo un bel passo avanti”.

Dunque lei fa il tifo.

“Assolutamente sì. Se passasse, 250 mila aziende artigiane potrebbero finalmente fare ingresso nel mondo della finanza e globalizzarsi. Esistono tutte le condizioni per crescere”.