La terza banca d’Austria rischia di fare la fine di Bear Stearns

12 Febbraio 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – I fatti ricordano quelli di Bear Stearns durante lo scoppio della crisi subprime, ma in questo caso i mutui di cui si parla sono prestiti denominati in franchi svizzeri.

Le possibilità che i contratti accesi nell’Est Europa finiscano insolventi sono salite nettamente dopo il rafforzamento della valuta elvetica, che ha raggiunto la parità sull’euro successivamente alla decisione choc della Banca nazionale svizzera di sganciare il franco alla moneta unica.

Non è mai un buon segno quando il dirigente di una banca o di una società quotata incomincia a incolpare gli speculatori sui mercati.

“Sono stati gli shortisti” a mettere in crisi la terza banca d’Austria, secondo l’amministratore delegato del gruppo. Il Ceo di Raiffeissen Bank ha dichiarato a DiePresse.com che “in un certo senso si può dire ceh tutto questo panico è stato creato artificialmente”.

“Il 25% dell’ammontare circolante è stato preso di mira dagli speculatori al ribasso, che hanno puntato su un calo dei prezzi e il nostro titolo è stato affossato per bene”.

“E tutto ciò per cosa? – si chiede Karl Sevelda – Per una perdita iniziale di 493 milioni di euro?”

Piuttosto che agli sciaccali della speculazione, che sicuramente hanno avuto un ruolo nel collasso dei titoli, la colpa è però da dare ai mutui in franchi svizzeri.

Come scrive anche Bloomberg, Raiffeisen aveva 4,3 miliardi di euro di prestiti in franchi avizzeri iscritti a bilancio nel settembre del 2014.

Le stime di Moody’s Investors Service avevano fatto preoccupare non poco i gestori e investitori. “Ci sono molte persone che temono l’esposizione della banca ai mutui in franchi svizzeri nell’Est Europa”, dice Gregory Turnbull Schwartz, che gestisce $82 miliardi – di cui zero bond della banca – presso Kames Capital a Edinburgo in Scozia.

Il crollo dei titoli c’entra anche con il possibile buco di capitale e con i rumor circa la cessione della divisione russa. Entrambe le voci sono state smentite dai dirigenti di Raiffeissen. Ma a poco è servito: il calo in Borsa non si arresta.

(DaC)