È un vero e proprio record quello della Spezia con rare performance di crescita ed un cambio della struttura socioeconomica della città.
Nata intorno all’Arsenale, alla Marina, ed alle industrie ad essa collegati, è ora una città in cui nautica, turismo, porto ed industria sono tutte in forte crescita.
Il confronto tra aree geografiche evidenzia come il tasso di crescita del numero delle imprese della provincia di Spezia riferito al 2024 (+1,18%) risulti nettamente superiore sia a quello regionale (+0,21%) che a quelli del Nord Ovest (+0,69%) e dell’Italia (+0,62%). Per quanto riguarda i settori economici, nel 2024 si registrano tassi di crescita positivi per l’Industria (+2,77% rispetto al 2023), i Servizi (+2,44%) e il comparto costruzioni (+1,65%), mentre continuano ad essere col segno meno i tassi di crescita riferiti ad agricoltura (-2,05%) e commercio (-0,98%).
La struttura sociale della Spezia (che gli Spezzini chiamano Spezia, senza l’articolo La, aggiunto per decreto nel 1930) è profondamente mutata: negli anni ’30 gli ufficiali di Marina, alleati alla borghesia locale, costituivano la spina dorsale della città. Ma esisteva anche un’importante classe operaia, si pensi che la sola Arsenale Militare aveva, negli anni ’50, circa 12.000 dipendenti (ora ne ha circa 1.200). Questo mix ha continuato ad esistere per gli anni ’60 e ’70, Spezia sopravviveva, grazie alla Marina, all’Oto Melara, ad un nascente turismo, soprattutto nelle vicinissime Lerici e Portovenere.
Dopo la seconda guerra mondiale ha cominciato a poco a poco a trasformarsi da città industriale-militare a città centro di commercio e logo turistico, con un piccolo ma importante porto ma ancora con l’industria, sia pure non più con il peso di un tempo: c’è l’industria nautica, oltre alla tradizionale industria bellica.
Una delle scelte più importanti dei piani strategici a cavallo del millennio fu quella, di fronte alla deindustrializzazione, di non cedere all’idea della monocultura portuale. Il porto era ed è importante, ma non poteva estendersi troppo: una parte della costa doveva essere dedicata all’industria nautica. Fu una scommessa, come quella – connessa – dell’università, ma i fatti hanno dato ragione.
E Spezia è diventata sempre più vivace, internazionale, stimolante.
Capitale mondiale della nautica
I settori che hanno visto la crescita maggiore della città sono quelli legati alla Blue Economy, come porto, nautica, cantieristica e trasporti, oltre all’edilizia e al turismo. La Blue Economy, in particolare, rappresenta una componente fondamentale per il futuro della città, con un valore aggiunto del 16,8% e il 15% degli occupati dell’intero comprensorio. Alla quale è necessario affiancare il turismo che anche nel 2024 ha registrato numeri record grazie anche al potenziamento dell’offerta culturale, il recupero di siti storici, eventi di rilievo e la valorizzazione del turismo esperienziale e di Area Vasta che hanno reso la città maggiormente attrattiva.
La Spezia è ormai riconosciuta come capitale mondiale della nautica, con oltre 14.000 occupati che lavorano nell’ambito dell’Economia del mare, registra numeri record di presenze turistiche con incrementi annuali costanti.
Il Porto della Spezia si conferma, insieme con cantieristica e nautica da diporto, come una delle principali filiere industriali della città e motore trainante dell’economia cittadina oltre che serbatoio essenziale di occupazione.
La Spezia realizza più del 70% della sua produzione dall’economia del mare ovvero dallo scalo marittimo, dalle attività logistiche indotte, dai cantieri navali e dal turismo marittimo. Secondo le ultime rilevazioni della Community portuale spezzina, il porto occupa un totale di oltre 8.000 addetti, di cui 3.000 diretti e oltre 5.000 nell’immediato indotto all’interno di una ottantina di aziende private. Significativo il fatto che il lavoro in porto confermi caratteristiche di stabilità con l’87% dei contratti che sono a tempo indeterminato. Circa il 47% degli addetti sono white collar e dirigenti e il 53% operai spesso ad altissima specializzazione. Numeri altissimi e incidenza più che significativa per una città che si colloca immediatamente sotto la fascia dei 100.000 abitanti.
Il Porto incide sul Pil della città e dell’intera provincia spezzina per 5 miliardi, senza considerare le ricadute derivanti ad esempio dai flussi turistici determinati dal traffico delle crociere in porto.
Il boom del turismo
E poi c’è la crescita esponenziale del turismo di varie tipologie: c’è il turismo classico, quello della “villeggiatura”, soprattutto nelle oramai classiche Lerici, Portovenere, Montemarcello, Tellaro. E poi c’è il turismo nautico: si pensi che nell’area del Golfo e di Bocca di Magra, sono ormeggiate circa 12.000 barche, con il rilevante indotto che ciò genera; e c’è il turismo di “passaggio”, legato al boom delle Cinque Terre: avendo queste ben poche strutture ricettive, gran parte dei quasi 4 milioni di visitatori (dato 2024) devono soggiornare alla Spezia; e le crociere che hanno eletto La Spezia ad uno dei porti preferiti.
Record assoluto di presenze turistiche alla Spezia nel 2024. I dati relativi all’imposta di soggiorno riscossa da gennaio a dicembre confermano un incremento del 16% rispetto all’anno precedente, con oltre 1.200.000 presenze invece delle oltre 965.000 del 2023.
E per concludere, “last but not least”, c’è l’industria nautica: un vero e proprio fiore all’occhiello. In poco più di un miglio marino sono concentrate le maggiori eccellenze della nautica mondiali oltre a Porto Lotti e ad importanti strutture di ricerca come il Centro di supporto e sperimentazione navale CSSN della Marina Militare italiana e il Centro Maritime Research and Experimentation CMRE della Nato. In questa zona producono yacht e mega yacht i più prestigiosi brand della cantieristica da diporto: Cantieri Sanlorenzo Yacht, Cantieri Riva – Ferretti Group, Cantieri Baglietto – Baglietto Yachts, Cantieri Navali La Spezia, The Italian Sea Group, Fincantieri e Antonini Navi, oltre al cantiere navale Canaletti.
E questo eccezionale mix fra industria, turismo e nautica, si sente nella vita quotidiana della città: ristoranti, bar, musei, eventi culturali e commerciali sono sempre più numerosi, vivaci, affollati. Una vera e propria rinascita.