La sostenibile leggerezza dell’essere

12 Giugno 2019, di Margherita Calabi

A Venezia i gemelli Verhoeven presentano preziose bolle di felicità realizzate in collaborazione con la Maison svizzera

A cura di Margherita Calabi

Nell’opera Bolle di Sapone di Jean-Baptiste Siméon Chardin, datata 1734, un ragazzo affacciato alla finestra è assorto in un gioco che tutti conosciamo, capace di incantare giovani e grandi. Nella storia dell’arte le bolle sono sempre state considerate un elemento effimero, sinonimo di innocenza, magia e spirito giocoso. Questo stesso spirito si ritrova nel lavoro dei gemelli olandesi Joep e Jeroen Verhoeven.


I gemelli Jeroen e Joep Verhoeven

Durante la Biennale di Venezia, i due fratelli, insieme alla Maison di gioielleria e orologeria Piaget, hanno presentato Moments of Happiness, la loro personale interpretazione di un momento di felicità. Una scultura etera, composta da sfere di vetro borosilicato con un effetto iridescente, realizzata per la mostra Dysfunctional alla Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ D’Oro.

Vi definite dei ‘narratori’, dalla fantasia alla fabbrica, dal concetto al prodotto. Quali storie raccontate con le vostre creazioni?

Jeroen: «Spero che guardando questa installazione chiunque possa tornare bambino ed emozionarsi fino ad avere la pelle d’oca. Nel mondo di oggi, dove tutto è incentrato sui social media, vorrei che la gente si fermasse e provasse qualcosa di vero».


La scultura Moments of Happiness dei gemelli Verhoeven

Questo lavoro fonde simbolismo storico e tecnologia all’avanguardia dando vita a una scultura di sorprendente bellezza. Come l’avete realizzata?

Jeroen: «Siamo caduti molte volte, ma ci siamo sempre rialzati. Ci sono voluti sei mesi, l’aiuto di due robot e un team di esperti artigiani per realizzare quest’opera».
Joep: «Molti si sarebbero arresi, in tanti ci hanno consigliato di fermarci. Non abbiamo mai rotto così tanto vetro in vita nostra… Dicono che porti fortuna. Per noi è stato così».

Nel vostro processo creativo, vi capita di discutere su qualcosa?

Jeroen: «Assolutamente sì, il confronto è importante perché può far nascere nuove idee».

Per oltre sette anni vi siete dedicati alla creazione delle vostre bolle, ma queste non sono bolle qualsiasi.
Cosa rappresentano per voi?

Jeroen: «La fugacità della vita e il non prendersi mai troppo sul serio. Siamo tutti alla ricerca di quell’attimo effimero di felicità, cerchiamo di catturarlo, di farlo nostro, ma inevitabilmente esso ci sfugge. Abbiamo voluto dare una forma a quest’emozione».
Joep: «Un’opera d’arte ha uno scopo solo se, nel realizzarla, si è percorso un tragitto, se si sono fatte delle nuove scoperte, se si è riusciti a creare qualcosa che abbia il potere di affascinare chiunque la stia guardando».

Come è nata la collaborazione con Piaget?

Joep: «La Carpenters Workshop Gallery [che rappresenta i gemelli Verhoeven, ndr] ci ha messo in contatto con la Maison. Abbiamo subito capito che condividiamo la stessa filosofia. Il modo in cui viene realizzato un orologio Piaget è davvero eccezionale: il quadrante così sottile è già di per sé un’opera d’arte. Per dare forma a queste creazioni gli artigiani della Maison devono sfidare i confini della tecnologia ed è ciò che facciamo anche noi con la nostra arte. Entrambi realizziamo creazioni che vanno al di là del tempo».


L’Altiplano Ultimate 910P, l’orologio meccanico più sottile al mondo, in oro rosa 18 carati
L’Altiplano in oro rosa 18 carati con quadrante grigio in meteorite

Per la prima volta avete incorporato l’oro in una vostra opera, celebrando così il savoir-faire di Piaget. Come è stato lavorare con gli artigiani della Maison?

Jeroen: «Un esperimento magnifico».

Cosa vi ha sorpreso di più nel realizzare quest’opera?

Jeroen: «L’effetto iridescente delle nostre bolle, che cambia a seconda dell’angolazione da cui le si guarda, è stata una vera scoperta. Non avremmo mai sognato di ottenere tanto. Niente è impossibile: se puoi immaginarlo, puoi farlo».

Parliamo di sostenibilità: oggi questo è un tema sempre più rilevante nel mondo del lusso. Come si riflette la sostenibilità nell’arte e qual’è la vostra responsabilità come artisti?

Joep: «Una creazione senza tempo sarà sempre sostenibile. Non è importante cosa si crea, non dev’essere necessariamente realizzata con materiali riciclati. Se sopravvive al corso degli anni è sostenibile. La nostra responsabilità come artisti è poi quella di scegliere dei materiali appropriati: non utilizzeremo mai il legno che proviene dalla giungla».
Jeroen: «L’arte, quella vera, dura per sempre quindi è già sostenibile di per sé».

Se doveste definire il vostro lavoro in tre parole, quali sarebbero?

Joep: «Sorriso, gioia, felicità».
Jeroen: «Fugacità, brevità, amore a prima vista».

Che effetto fa essere alla Biennale di Venezia per la prima volta? Questa città romantica e ricca d’arte ispirerà
il vostro lavoro?

Joep: «Lo farà sicuramente. Ammirando le statue della Ca’ D’Oro abbiamo avuto l’idea per la nostra prossima installazione: far interagire l’arte contemporanea con le opere più classiche. Sarà un’opera totalmente diversa da quella che abbiamo presentato qui».

Il vostro lavoro combina il fantastico con il pratico, è funzione e forma trasformata in narrativa mistica. Vi è sempre un tocco di magia, come se raccontaste una fiaba. Nel 2005 avete anche realizzato un tavolo chiamato ‘Cinderella Table’. Qual era la vostra fiaba preferita quando eravate bambini?

Joep: «Pippi Calzelunghe è stata la mia grande ispirazione, quella di Jeroen era una favola nordica. Sono storie che offrono una prospettiva diversa sul mondo e che affrontano i temi dell’autorità, della libertà e del fatto che i bambini spesso non vengono presi seriamente anche se vedono cose che noi adulti non siamo più capaci di vedere».

Quale è stato il ‘Moment of Happiness’ più significativo della vostra vita?

Joep: «La nascita di mia figlia Luna, sette mesi fa».
Jeroen: «Siamo sempre stati alla ricerca di emozioni: ci siamo lanciati con il paracadute, abbiamo volato con il deltaplano, abbiamo partecipato a corse automobilistiche. Abbiamo sempre cercato di dare colore alla nostra vita. Oggi siamo più in pace con noi stessi, ma saremo sempre alla ricerca di nuovi momenti di felicità».

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di giugno del magazine Wall Street Italia.