La felicità è il driver economico del futuro

16 Novembre 2020, di Massimiliano Volpe

La felicità è il driver economico del futuro

Cambiare il modello economico e sociale attuale, ormai insostenibile, in favore di un nuovo paradigma capace di rigenerare persone, economia e ambiente.
È quello che si propone di fare la Regenerative Society Foundation, ente internazionale che nei giorni scorsi a Parma ha presentato il suo manifesto denominato “Regeneration 20|30” grazie al quale vuole risolvere nel prossimo decennio le cause profonde della crisi sistemica che stiamo vivendo.
La Regenerative Society Foundation è stata lanciata da un gruppo di imprenditori italiani. Oltre a Oscar di Montigny, Andrea Illy (illycaffè e Fondazione Ernesto Illy), Francesco Mutti (Mutti Spa), Davide Bollati (Davines Group), Maria Paola Chiesi (Chiesi Group), insieme a Nativa (partner italiana di B Lab) e Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.
Proprio con Oscar di Montigny cerchiamo di capire le finalità di questa iniziativa.

Dott. Di Montigny, lei è tra i fondatori della Regenerative Society Foundation, che obiettivi vi siete posti?
Con gli altri fondatori ci siamo posti l’obiettivo di collaborare per dare inizio a una nuova era nella quale, entro il 2030, la felicità e il benessere umano saranno tra i principali driver economici e politici a livello globale.
Siamo convinti che nei prossimi dieci anni (per questo 20|30) bisognerà cambiare il modello economico e sociale attuale, divenuto insostenibile, e introdurre un paradigma nuovo che tenda a rigenerare le persone, l’economia e l’ambiente, basandosi sulle tradizionali tre R della gestione delle risorse materiali – Riduci, Ricicla, Riutilizza – cui se ne aggiunge oggi una quarta, Rigenera.

La nascita della Fondazione è legata all’emergenza coronavirus?
La crisi sanitaria in corso non è altro che una delle tante manifestazioni di una ben più ampia e profonda crisi sistemica nella quale ambiente, clima, politica, etica, economia e cultura sono attori comprimari e tra loro interconnessi.
La diffusione pandemica del coronavirus si è imposta sin da subito come una crisi imprevista e imprevedibile che ha marginalizzato argomenti molto urgenti sui quali globalmente ci si stava finalmente focalizzando.
È necessario pertanto non perderli di vista e anzi l’emergenza coronavirus rappresenta un’accelerazione di questo percorso.

Come si può rimettere in moto l’economia dopo la crisi provocata dall’emergenza coronavirus?
A Parma nelle scorse settimane abbiamo iniziato a promuovere un nuovo paradigma basato sulla rigenerazione delle persone, delle risorse, dell’economia e dell’ambiente, che sostituisca l’attuale paradigma, ormai fallimentare, che è invece di tipo estrattivo, tende a consumare le risorse e le persone.
Il nuovo modello economico, sociale e comportamentale deve avere come riferimento il benessere e la prosperità di tutti. In questo senso le aziende hanno un ruolo fondamentale perché incidono in modo diretto e indiretto sulla vita delle persone. Le aziende devono quindi contribuire alla felicità dei dipendenti e degli stakeholder perché solo in questo caso riusciremo a fare fronte alle sfide che ci attendono.

Da dove pensate di partire?
Il nostro obiettivo è quello di favorire la trasformazione della società grazie all’economia rigenerativa. Le attività economiche vanno infatti innovate, in modo da sviluppare la capacità di rigenerare gli ecosistemi e le comunità con cui le imprese interagiscono e scambiano risorse. L’economia rigenerativa, la felicità e la lotta al cambiamento climatico sono temi fortemente interconnessi tra loro. In un approccio realmente olistico, un modello di economia rigenerativa consente di avere delle ricadute positive sia sul clima, sia sul benessere delle comunità e degli individui, con una maggiore inclusività e più risorse meglio distribuite tra tutti.
Non si tratta di principi astratti e per fare questo ci siamo impegnati ad adottare nelle nostre aziende strutture di governance che tengano in considerazione tutti gli stakeholder e tutti gli strumenti che possano concretamente misurare i progressi nelle varie aree d’impatto. Siamo anche impegnati a intraprendere e comunicare azioni concrete per limitare le emissioni inquinanti all’interno delle singole imprese e a investire risorse economiche rilevanti in tecnologie sostenibili, oltre a garantire il benessere dei dipendenti delle nostre aziende, sulla base di equità, inclusività e rispetto.
Inoltre, per raggiungere i nostri obiettivi vogliamo mettere insieme il settore privato con il mondo scientifico, i governi, la società civile e le Nazioni Unite. Ai governi e alle organizzazioni internazionali chiediamo in particolare di potenziare l’impegno per il clima favorendo un maggiore utilizzo delle energie rinnovabili a scapito di quelle derivati da idrocarburi.

Qual è il ruolo di Mediolanum in tutto questo?
Aderire al programma Regeneration 20|30 per noi di Banca Mediolanum è uno dei tanti modi attraverso i quali essere protagonisti attivi nel processo di cambiamento verso un nuovo paradigma più equo e sostenibile.
Attitudine e proattività che da sempre ci caratterizzano nel DNA aziendale. Basti pensare che da molto tempo siamo fortemente coinvolti in attività che coincidono con dieci dei diciassette SDG’s.
Lo facciamo sia nello sviluppo del business sia integrando ad esso progetti per il contrasto della povertà, per la diffusione del benessere e per la tutela del capitale umano, di supporto alla diffusione dell’educazione e alla parità di genere, per il passaggio alle energie pulite e per il contrasto al climate change, per la qualità del lavoro e la crescita economica, per lo sviluppo innovativo e responsabile del business e per la lotta a ogni forma di corruzione. Moltissimi i fronti in cui praticamente operiamo: dal microcredito a centodieci.it alla corporate university, dall’impianto di trigenerazione ai programmi di welfare alle azioni dirette per l’impatto ambientale.
Insomma, un importante impegno già operativo da molto prima di aderire alla Regenerative Society Foundation e che adesso verrà ricondotto in un’ottica di condivisione verso un modello B Corp in cui si va oltre il solo profitto con l’obiettivo di massimizzare il nostro impatto positivo verso i dipendenti, le comunità in cui operiamo, l’ambiente e tutti gli stakeholder.