ITALIA, ECONOMIA
A RISCHIO KO

5 Giugno 2005, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime esclusivamente il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Uno degli ultimi report di un grande gruppo bancario sul nostro paese porta un titolo molto stimolante: «Italia: cercando il fondo». L´immagine fa venire in mente uno in mare che cerca di capire dove si trova il fondo, se tre metri sotto il pelo dell´acqua, o a cinque o a sette. Insomma, siamo qui, ma non sappiamo ancora se siamo già arrivati «dove si tocca» o se bisognerà scendere ancora. La mia impressione che si debba andare ancora più giù, sotto molti aspetti.

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Certamente per quanto riguarda i conti pubblici. Qui le notizie ci arrivano poco alla volta, ma la sensazione che si ha è che stiano peggiorando, non certo migliorando. La stessa, d´altra parte, era accaduta con le previsioni sulla crescita italiana. Eravamo partiti con una previsione di crescita del 2,1% per il 2005, poi siamo scesi all´1,2%. Infine qualche grande banca d´affari ha detto che la previsione giusta era una crescita di appena lo 0,5%, e sembrava una bestemmia. Poi è arrivata l´Ocse che ha detto che si andrà giù dello 0,5% (negativo, cioè). E si spera che questo sia davvero il fondo tanto cercato.

Anche in politica si ha l´impressione che il fondo non sia stato toccato. Le polemiche di questi giorni all´interno dei due poli, il vociferare della Lega e di altri per il ritorno alla lira, lasciamo immaginare, appunto, che qui il fondo sia ancora molto distante, molti metri più in basso. La stessa osservazione vale per il mondo delle banche e della stampa, da tempo al centro di manovre di cui sfugge il senso. Qui abbiamo visto una sorta di ignoto, Stefano Ricucci, dare l´assalto alla Rcs facendo mostra di grande abbondanza di mezzi. Ma, in realtà, le fonti di finanziamento di questo nuove eroe della Borsa e della finanza, non sono mai state esplicitate. Se poi si tiene conto che lo stesso è impegnato almeno su due altri fronti, Bnl e Antoveneta, c´è da rimanere lievemente scossi. Nessuno in passato aveva condotto così tanti assalti e nello stesso tempo.

Da qui il sospetto che dietro Ricucci si muovano mani forti (ma ben nascoste) e che quindi sia in corso un´operazione (contro due banche e una grande casa editrice) assolutamente non trasparenti. E, forse, anche qui il fondo non è ancora stato toccato e molto altro ci toccherà vedere.

Fin qui il governatore della Banca d´Italia si è esposto in maniera pesante e del tutto fuori dalle regole a favore di una parte (quella degli assaltatori), e si può ritenere che, in questo caso, davvero siamo arrivati a vedere tutto quello che si poteva vedere. Ma non è detto. E si potrebbe andare avanti per pagine e pagine a citare aspetti della vita italiana dove le cose stanno peggiorando senza peraltro aver ancora dato il peggio. Se ci si guarda intorno, insomma, si vede che il fondo probabilmente è ancora lontano.

E´ quello che potrebbe capire all´economia italiana. Può andare peggio di come va oggi? Purtroppo sì. I gestori dei supermercati dicono che il consumo di acqua minerale è sceso del 30 per cento e la clientela si sta spostando sulle acque locali (che costano meno). Un amico imprenditore edile dice che prima ogni mese smontava dieci gru e ne rimontava undici (in altri cantieri). Oggi, invece, smonta sempre dieci gru al mese, ma poi ne rimonta solo tre: le altre sette finiscono in deposito.

L´industria italiana segna il passo ormai dal 2001 e come segnala l´Istat veniamo da una decina d´anni di stagnazione. Qui dovremmo davvero aver toccato il fondo. Ma non è detto. In alcuni report di grandi banche sull´Italia si sottolinea come il nostro paese sia titolare di qualcosa di assolutamente eccezionale. Da qualche mese, cioè, qui sta cedendo anche il settore dei servizi, cosa che non avviene in nessun altro paese europeo. E qui l´euro o la competizione internazionale c´entrano poco. Anzi, nulla del tutto. Il settore servizi è tutto risvolto all´interno del paese e la concorrenza internazionale non esiste. Eppure il settore sta cedendo e le prospettive non sono affatto buone, indicano una tendenza al peggioramento.

Che cosa sta succedendo allora? Per gli esperti la lettura di questo sintomo non è affatto difficile. Anzi, è una delle cose più facili del mondo. Se il settore servizi cede, c´è solo una spiegazione: la domanda interna sta scendendo ancora. In termini meno tecnici: gli italiani sono così spaventati del loro futuro che cominciano a risparmiare anche sulle telefonate, sul gas, sull´autostrada. Parlano meno al telefono, mangiano più verdura, girano meno, e bevono l´acqua del rubinetto di casa.

Gli italiani, insomma, stanno diventando austeri, senza bisogno di prediche o di sermoni. Tutto bene? No. Infatti non stanno diventando austeri per scelta culturale, ma perché, semplicemente, gli mancano i soldi e la fiducia nel futuro. Sono in acqua, annaspano, ma non sentono il fondo sotto i piedi.

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