Il Papa licenzia Bertone. Lui: fatto fuori dai corvi

2 Settembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Tante «accuse» rovesciategli addosso, specie negli ultimi due anni. Frutto di un «intreccio di corvi e di vipere». Ma questo non può «offuscare» il «bilancio positivo» di sette anni da segretario di Stato vaticano.

Il cardinale Tarcisio Bertone, all’indomani dell’annuncio di papa Francesco della sua sostituzione con monsignor Pietro Parolin, rompe il silenzio e rivendica il buon lavoro svolto al vertice della Segreteria di Stato della Santa Sede. E si toglie anche qualche sassolino dalla scarpe. «Ho avuto i miei difetti», dice, ma «ho dato sempre tutto»: e non si può affermare che «non abbia cercato di servire la Chiesa».

Ci sono allo stesso tempo orgoglio e amarezza nelle parole dette da Bertone ai giornalisti a Siracusa, dove oggi al Santuario della Madonna delle Lacrime ha celebrato il 60/mo anniversario del prodigio della Lacrimazione.

Da lui sia le recriminazioni per la stagione Vatileaks, di cui è stato il maggiore bersaglio, sia il voler respingere gli addebiti che gli sono arrivati anche dall’interno della Chiesa e che hanno portato, ieri, a un «pensionamento» da parte di Bergoglio non del tutto indolore.

«Il bilancio di questi sette anni lo vedo positivo», ha detto il segretario di Stato uscente, ancora in carica fino al prossimo 15 ottobre. «Naturalmente – ha proseguito – ci sono stati tanti problemi, specialmente negli ultimi due anni, mi hanno rovesciato addosso accuse… Un intreccio di corvi e di vipere… Però Questo non dovrebbe offuscare quello che ritengo sia un bilancio positivo».

«A volte – ha detto ancora Bertone – ci sono dei bilanci viziati un po’ da pregiudizi. Un bilancio onesto non può non tener conto del fatto che il segretario di Stato è il primo collaboratore del Papa, un esecutore leale e fedele dei compiti che gli vengono affidati. Cosa che ho fatto e farò». Il segretario di Stato, ha aggiunto, «lavora in equipe, si lavora in cinque ed è un bel gruppo che lavora molto unito».

Bertone non si è sottratto anche a considerazioni personali. «Ho dato sempre tutto – ha sottolineato – ma certamente ho avuto i miei difetti. Se dovessi ripensare adesso a certi momenti agirei diversamente. Però questo non vuol dire che non si sia cercato di servire la Chiesa».

Riecheggiano, nelle parole del segretario di Stato, le polemiche della stagione dei «corvi», ma anche gli strascichi del «caso Chaouqui», cioè della consulente anti-sprechi nominata da papa Francesco che in vecchi tweet dava a Bertone del «corrotto».

E il fatto di non essere stato difeso, prima di tutto dal Papa, ha portato all’accelerazione nell’uscita di scena di Bertone – 79 anni il prossimo 2 dicembre – e nella nomina al suo posto dell’arcivescovo Parolin, ancor prima della riforma della Curia in cantiere in Vaticano.

«Da una parte sembra che il segretario di Stato decida e controlli tutto, ma non è così – ha spiegato il card. Bertone -. Ci sono state delle vicende che ci sono sfuggite anche perché quei problemi erano come `sigillati´ all’interno della gestione di certe persone che non si ponevano in collegamento con la Segreteria di Stato».

Bertone non spiega oltre, ma negli ultimi anni le vicende che hanno messo in difficoltà il governo della Curia non sono certo mancate. Tra «corvi e vipere», comunque, il bilancio tracciato da Bertone resta «positivo».

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Chi e’ mons. Parolin, nuovo segretario stato

Diplomatico lungo corso, ex ‘vice’ agli Esteri e nunzio Venezuela

E’ uno stimato diplomatico di lungo corso, il nuovo segretario di stato scelto da papa Francesco, l’arcivescovo veneto monsignor Pietro Parolin. Originario di Schiavon, dove è nato il 17 gennaio 1955, ordinato prete nella diocesi di Vicenza il 27 aprile del 1980, Parolin si è poi dedicato agli studi alla pontificia università Gregoriana (dove si è laureato in diritto canonico) e il primo luglio del 1986 è entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede. Vasta la sua esperienza.

Dal 1986 al 1989 ha prestato la sua opera in Nigeria e in Messico dal 1989 al 1992. Nel 1992 Parolin è rientrato a Roma nella seconda sezione della Segreteria di stato, quella che appunto si occupa dei rapporti con gli stati. Il 30 novembre 2002 papa Giovanni Paolo II lo ha nominato sotto-segretario della sezione per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, di fatto il ‘viceministro’ degli Esteri del Vaticano. In questa veste, Parolin si è occupato in particolare delle relazioni tra la Santa Sede e i Paesi orientali curando soprattutto i dossier riguardanti la Cina e il Vietnam, stati dove le comunità cattoliche vivono situazioni difficili.

Un altro fronte su cui è stato impegnato è quello dei negoziati tra Israele e Santa sede che, dopo aver allacciato relazioni diplomatiche nel 1992, sono ancora impegnati nella definizione delle questioni giuridiche e fiscali. Il 17 agosto 2009 Parolin viene promosso da Benedetto XVI arcivescovo (sede titolare di Acquapendente) e gli viene affidata la delicata e prestigiosa nunziatura di Caracas nel Venezuela di Hugo Chavez. Qui ha svolto un’importante azione diplomatica che ha favorito la riconciliazione tra stato e chiesa dopo un lungo periodo di tensioni.

Il 12 settembre 2009 Parolin ha ricevuto l’ordinazione episcopale direttamente dalle mani di papa Ratzinger nella basilica di San Pietro, consacranti il cardinale Tarcisio Bertone e William Joseph Levada. Il nuovo segretario di stato che conosce l’inglese, il francese e lo spagnolo, è una personalità molto apprezzata in curia ed è anche legato da una vecchia conoscenza a Jorge Mario Bergoglio. A lui vengono riconosciute capacità e sensibilità anche dal punto di vista umano e pastorale. Si tratta, infine, del più giovane segretario di stato dai tempi di Eugenio Pacelli che lo divenne nel 1930 a un mese dal compiere 54 anni. (ANSA).