Il Nobel Krugman boccia i sapientoni della Bocconi

22 Maggio 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Tempi grami per i bocconiani. E l’anno di governo a guida Rigor Mortis, ex rettore dell’ateneo milanese, non ha certo contribuito ad elevare la sua credibilità e qualità. Almeno a giudicare dai risultati disastrosi conseguiti dall’esecuto dei tecnici proprio nel campo privilegiato del risanamento economico-finanziario.

Stiamo parlando dell’università tanto cara ai Poteri marci (con l’eccezione di Cesarone Romiti: “Non assumerei mai un loro laureato”, disse una volta) che nel frattempo crolla pure nelle classifiche mondiali dell’eccellenza scolastica.
Una reputazione a rischio non da oggi.

“Stendiamo un pietoso velo sul livello e sulla qualità intellettuale delle istituzioni di gran fama che dovrebbero formare le élite industriali”, è il pensiero del professor Giulio Sapelli (“Chi comanda in Italia”, Guerini Associati).

Una delle poche voci accademiche dal pensiero forte, che sull’argomento aggiunge: “Pensate alla Bocconi, al livello di norma mediocrissimo degli insegnanti, in maggior parte e misura professionisti esperti, ma studiosi infermi…”.

Stavolta, però, dopo il docente di Storia economica alla Statale di Milano, la solenne bocciatura per i Bocconi Boys, arriva da un peso massimo internazionale del ramo, il premio Nobel Paul Krugman.

Già, una gran brutta figura, osserva Federico Rampini su “la Repubblica” di martedì, quella rimediata dal loro esimio collega, il quale “sbeffeggia” pubblicamente Alberto Alesina e Silvia Ardagna sull’ultimo numero della “New York Review if Boook”. E proprio sul tema a loro più caro dell’austerity.

Nell’articolo-saggio, riportato dall’ottimo Rampini, Krugman ricorda che prima ancora dello scandalo Rogoff-Renhart (i due economisti di Harvard beccati a sbagliare le addizioni) ci fu un altro studio sull’austerity che fece una misera fine”.

E chi erano gli autori di quello scempio scientifico pubblicato nel 2009 se non la coppia inedita Alesina-Ardagna. Uno studio, messo a punto, per dimostrare l’indimostrabile: “si possono attuare politiche di austerity senza che queste deprimano l’economia “anzi – continua l’editorialista de “la Repubblica”, citando Krugman -, addirittura con l’effetto opposto a stimolare la ripresa”.

Insomma, Otto-Alesina, orfano stavolta di Barnelli-Giavazzi – che insieme spesso si esibiscono sul “Corriere della Sera” di Flebuccio de Bortoli -, aveva trovato la quadratura del cerchio.

“A un esame serio la ricerca firmata Alesina-Ardagna cascò a pezzi”, ha sentenziato il premio Nobel per l’economia. Infatti, “un’analisi del Roosevelt Institute dimostrò che tutti gli esempi citati dai due bocconiani erano sbagliati: nessun caso di austerity che rilancia la crescita si è mai verificato nel mezzo di una recessione”.

Conclusione amara di Paul Krugman, con un occhio accigliato (giustamente) sulle ultime vicende del vecchio continente e italiane (governo Monti): “Il mistero è perché degli studi già ampiamente screditati da tempo continuino a guidare le politiche europee”.

Ma il professor che manda dietro la lavagna dei somari i nostri bocconiani Alesina & Ardagna si è dato pure una risposta: “il moralismo di Angela Merkel e gli interessi dei creditori”.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Dagospia – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

Copyright © Dagospia. All rights reserved