Il big pharma trova in Trump un buon alleato

27 Febbraio 2017, di Alessandro Piu

Prima l’euforia per l’elezione di Donald Trump ma soprattutto, per lo scampato pericolo di un’amministrazione guidata da Hillary Clinton, poi la preoccupazione per le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti sulla riduzione dei prezzi dei farmaci, infine l’incontro con i big dell’industria del biotech e del pharma in cui, a fare da contrappeso alla riduzione dei prezzi, Trump ha messo sul piatto la deregolamentazione del settore.

Questi tre eventi hanno guidato il movimento degli indici statunitensi relativi al settore farmaceutico e a quello delle biotecnologie.

“Il neo-presidente ha chiesto che i prezzi delle cure siano più abbordabili e, al contempo, ha dato garanzia alle case farmaceutiche di un suo impegno per una minore regolamentazione, processi di approvazione più rapidi e minori tasse” spiega Gianpaolo Nodari di J.Lamarck. “Questo è stato sufficiente a tranquillizzare gli investitori dopo più di un anno di dichiarazioni politiche (e soprattutto elettorali) minacciose, che hanno determinato la discesa degli indici dei due settori”.

Dal momento in cui queste proposte sono state messe sul tavolo, l’S&P Pharmaceuticals Select index è salito di oltre il 12% mentre il Nasdaq Biotechnology mostra un rialzo del 7%.

Nonostante tutto, riprende Nodari “la pressione rimane intensa e l’industria è consapevole che gli utili ed i fatturati, da questo momento, dovranno arrivare da altri fattori, in particolare dall’innovazione. Via dunque a politiche e strategie per migliorare la crescita e avviare il rinnovamento attraverso collaborazioni e nuove campagne di fusione e acquisizione. Il 2017 ha già visto alcune operazioni importanti come la recente acquisizione della biotech svizzera Actelion da parte di Johnson & Johnson per 30 miliardi di dollari, quella di Ariad Pharmaceuticals da parte del colosso giapponese Takeda, la collaborazione tra Merck e Incyte sul farmaco Keytruda e la vendita mdi unità specializzate nella lotta contro il cancro alla francese Ipsen da parte di Mack Pharmaceuticals per un miliardo di dollari”.

“L’attivismo del presidente è chiaramente un segnale positivo per l’industria e potrebbe creare le condizioni per la ripresa del trend di M&A (che ha subito un rallentamento nel corso del 2016) grazie anche alla volontà, più volte da lui manifestata, di abbassare l’imposta sulle aziende e di concedere la possibilità di rimpatriare le risorse finanziarie detenute all’estero dalle società con un tax rate favorevole. Ciò non significa che il settore biofarmaceutico sfuggirà alle incertezze politiche ed alla volatilità che lo caratterizza ma ora c’è più chiarezza ed una maggior consapevolezza rispetto alle potenzialità rimaste inespresse nel corso del 2016 che dovrebbero avere un impatto positivo sui settori biotecnologico e farmaceutico quest’anno”.