Guerra civile in Egitto, si temono “300 morti”

14 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

IL CAIRO (WSI) – In Egitto è stato dichiarato lo stato di emergenza per almeno un mese a partire dalle 16 di oggi. Lo ha annunciato la Tv di stato citando un comunicato della presidenza. Mohammed el-Beltagy, uno dei leader dei Fratelli Musulmani, a favore dei sostenitori dell’ex presidente Mohammed Morsi, ha dichiarato che il bilancio dei morti dopo gli sgomberi dei sit di piazza è di più di 300 persone. Per il governo ad interim i morti sono una sessantina, mentre per i media almeno tra 94 e 124.

Senza pietà le autorità egiziane hanno lanciato da stamattina un’operazione di portata militare al Cairo, volta a sgombrare le piazze dai sostenitori del presidente deposto Morsi.

Decine di migliaia di manifestanti stanno protestando in piazza da settimane. Ci sono notizie di decine di decine di morti, ma i report sul bilancio delle vittime differiscono nettamente tra loro, a seconda che essi siano dei secularisti, degli islamisti o dei giornalisti.

I Fratelli Musulmani parlano di almeno 5mila feriti e 300 morti, ma non ci sono ancora conferme ufficiali. Il ministro dell’Interno ha riferito della morte di due agenti delle forze dell’ordine durante gli scontri e di una sessantina di manifestanti. Gli scontri hanno finora provocato almeno 94 morti, secondo Al Jazeera. Sarebbero 124 secondo un corrispondente di AFP che ha contato i corpi in tre diversi obitori cittadini. Per molti dei manifestanti fatali sarebbero stati i colpi di arma da fuoco, riferiscono i cronisti della France Presse sul posto.

Testimoni riferiscono al New York Times di raffiche di colpi d’arma da fuoco, di cecchini appostati, nonchè di bulldozer, elicotteri e altri veicoli armati delle forze di sicurezza che hanno lanciato anche gas lacrimogeni.

Il gruppo islamista ha sempre sostenuto che le proteste sarebbero state pacifiche, ma il governo non ci ha mai creduto. Qualche ora dopo l’inizio dell’operazione di “pulizia” delle piazze, le autorità dicono di aver liberato i due accampamenti più piccoli vicino all’Università del Cairo, ma i giornalisti fanno sapere che le forze di sicurezza non sono ancora riusciti a espellere i manifestanti nel centro di proteste principale della capitale egiziana.

Il ministero degli Interni ha annunciato a sua volta in un comunicato che due membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi, accusando i dimostranti di aver aperto il fuoco sulle forze dell’ordine. Una giornalista della France Presse ha invece contato 17 cadaveri allineati su un obitorio di fortuna a piazza Rabaa al Adawiya, che i manifestanti occupano da oltre un mese per chiedere il reintegro di Morsi, destituito e arrestato dall’esercito lo scorso 3 luglio.

Intanto il ministro dell’Interno egiziano ha annunciato che a due ore dall’inzio dell’operazione Piazza Nahda, la più piccola delle due piazze al Cairo occupate dai pro-Morsi, è “sotto controllo”.

Si è arrivati a questo piunto dopo il fallimento di tutti i tentativi di mediazione internazionale. Dagli Stati Uniti alla Turchia non si è riusciti a trovare una soluzione politica.

Ora, asciugato il bagno di sangue e finite le lacrime, bisognerà vedere se il presidente ad interim Adli Mansour scelto da Abdel Fattah Al Sisi, che da comandante generale aveva assicurato fedeltà al primo presidente eletto democraticamente del paese mediorentale, riuscirà ad avviare un processo di conciliazione.
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E arrivare dove i Fratelli Musulmani non sono arrivati. Il gruppo islamico non è stato capace di dare il via a un processo politico inclusivo, approfondendo invece le divisioni all’interno della società egiziana. Al Sisi – che per uno strano gioco del destino era stato scelto proprio da Morsi come capo di tutto l’apparato militare per fare fuori la vecchia guardia – ha deposto il successore del dittatore Honsi Mubarak e sostenuto un governo ad interim guidato da Mansour.

A inizio mese Mansour ha scelto 18 governatori – metà dei quali appartenenti all’esercito – per garantire al popolo di ricevere le principali risorse e materie prime al giusto prezzo e per portare sicurezza nelle strade egiziane. Anche su questo versante, le autorità egiziane hanno fallito.