Grillo: “Potremmo abbandonare”. Ma non e’ un paese civile

12 Gennaio 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – “In caso della presenza di un simbolo confondibile non parteciperemo”. E’ quanto afferma Beppe Grillo sul blog. “Questa è l’Italia che non c’é più, che non ci appartiene, che va cambiata dalle fondamenta. Se entreremo in Parlamento lo apriremo come una scatola di tonno. Se non ci lasceranno partecipare si prenderanno la responsabilità della delegittimazione dello Stato e delle inevitabili conseguenze”.

Vedi a fondo pagina articolo di Beppe Grillo sulle liste civetta

C’E’ ANCHE IL MOVIMENTO BUNGA-BUNGA – E il numero 119, e si chiama “Movimento Bunga-bunga”: nel simbolo depositato questa mattina al Viminale la scritta “Movimento Bunga-bunga” risalta su uno sfondo giallo all’interno di tre cerchi concentrici bianco, rosso e verde, in alto due omini con la testa tonda e nera, uno prende a calci l’altro. Oltre a questo simbolo sono in molti quelli che hanno dato libero sfogo alla fantasia. Il numero 50 è stato occupato da un simbolo che è presentato soprattutto nelle Regioni del nord, con la scritta “Stato ladro, forza evasori”. C’é anche l’immancabile Ilona Staller più nota come Cicciolina, la cui foto risalta sul simbolo (il numero 81) del partito ‘Dna’, cioé ‘Democrazia natura amore’. Al numero 75 il simbolo di Forza Nuova, al numero 89 il partito di chi non vuole la chiusura degli ospedali, che si chiama “No alla chiusura degli ospedali” e al numero 90 il simbolo giallorosso “Forza Roma”. “Io amo l’Italia” è lo slogan contenuto nel simbolo di Magdi Cristiano Allam, all’interno del quale primeggia la bandiera italiana con al centro una croce gialla. Il numero 114 corrisponde al simbolo dei Comunisti italiani mentre al numero 116 è comparso il simbolo “Alba dorata Italia”. Per oggi, come aveva annunciato ieri Calderoli, dovrebbe anche essere depositato il simbolo della Lega Nord. Né Pd né Pdl al momento hanno depositato il loro simbolo.

E continua la consegna dei simboli. C’erano solo quattro persone questa mattina, alle 8, in fila davanti al Viminale dove per la seconda giornata è possibile consegnare i simboli dei partiti che si presentano alle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio. I simboli depositati ieri erano 110 mentre stamattina al momento sono 130. Sono stati depositati i simboli del partito di Casini e di Di Pietro: quello di Di Pietro è il numero 109 in bacheca ed ha nel simbolo il gabbiano con scritto Di Pietro Italia dei Valori; il simbolo di Casini ha invece il numero 67, al centro del simbolo lo scudo crociato con la scritta Libertas e poi il nome del leader e la scritta Unione di Centro. Oggi la presentazione dei simboli sarà possibile fino alle 20, proseguirà per concludersi anche domani fino alle 16. (ANSA)

di Loredana Colace – ANSA

Una lunga notte in fila al freddo, sotto una nebbia più milanese che romana e dopo, alle 8 quasi in punto, l’ingresso al Viminale: è cominciata così ieri la prima, complessa e caotica, giornata di presentazione dei contrassegni dei partiti che hanno deciso di candidarsi alle prossime elezioni politiche del 24 e 25 febbraio.

Presentazione che si è trasformata presto in bagarre per la presenza di simboli civetta, in particolare per il movimento M5s di Beppe Grillo. La mattina è stata incandescente e non ha lesinato sorprese: tanto per cominciare, solo dopo mezz’ora dalla partenza, c’é stata una performance di fronte al ministero dell’Interno del leader del Movimento 5 Stelle, che ha dichiarato per quasi mezz’ora, definendo questo sistema “marcio”; Grillo, furioso, ha anche denunciato la presentazione di un simbolo civetta, “farlocco”, praticamente uguale a quello del suo Movimento, contro il quale M5s ha protestato duramente, annunciando ricorso.

Vi è stata poi la visita a sorpresa del leghista, Roberto Calderoli, che ha depositato personalmente il simbolo, “Maroni presidente” annunciando in proposito un chiarimento domani alle 16. Non ultima, per le conseguenze che può riservare, la comparsa, decisamente fuori programma, della lista – la numero sette – “per l’Europa Monti presidente”, di un certo Monti Samuele, consigliere comunale di una lista civica a Frabosa Soprana in provincia di Cuneo, il quale in bacheca si è aggiudicato una posizione di vantaggio rispetto ai due simboli autentici, uno per la Camera, l’altro per il Senato, di Mario Monti e la sua coalizione. Anche in questo caso non è escluso che per salvaguardarsi, il partito di Monti opti per un ricorso.

Anche se il fenomeno dei cosiddetti simboli “civetta” non é una novità, i casi che già da ieri mattina si sono verificati prefigurano battaglie accese.
Oltre alla lista di un Monti che non è il professore premier del governo tecnico, e del clone del Movimento 5 stelle, da segnalare un simbolo che imita (manca il nome del magistrato) quello di Rivoluzione civile di Antonio Ingroia: i due originali presentati, uno per la Camera, l’altro per il Senato, sono preceduti nell’esposizione in bacheca dal simbolo non doc e potrebbero in teoria essere invitati a modificare il proprio. Alle 18,30 i contrassegni presentati erano 100.

La creatività anche in questa occasione non è mancata: si va dal “partito dei Poeti in azione” di tal Alessandro D’Agostino che si rifanno al vecchio slogan, la fantasia al potere; ai pirati si sono ispirati in tre (vedremo chi avrà la meglio) e uno di questi ha come presidente onorario addirittura il noto attore Johnny Depp. Il primo a depositare il proprio simbolo (erano in coda da lunedì alle 8.30) è stato il Movimento Associativo Italiano all’Estero (Maie) dell’onorevole Ricardo Merlo mentre al decimo posto troviamo il partito di La Russa-Meloni-Crosetto, “Fratelli d’Italia”.

L’elenco prosegue: c’é chi, come il palermitano Carlo Gustavo Giuliano di 59 anni, sfida la logica invitando a votare il partito “Io non voto”. Oppure chi con il simbolo “Recupero maltolto” si proclama a favore dell’abolizione delle province, per l’acqua come bene comune ma dice no all’amnistia. “Basta tasse”, il PPL di “Pane, Pace, Lavoro”, “Fermiamo le banche e le tasse”, “Noi consumatori- liberi da Equitalia” vanno più sul concreto e si scagliano contro chi ci alleggerisce le tasche. Due i simboli al femminile: “Donne per l’Italia” (Veneto, Lazio) e “Fratellanza donne” (Liguria). Chiude in bellezza il partito del web, “Partito internettiano” con tanto di w disegnato nel simbolo insieme alla “chiocciola”.

La consegna dei simboli riprende oggi fino alle 20, e si concluderà domani alle ore 16.

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Ecco come il leader del M5S ha commentato sul suo blog l’episodio delle liste taroccate.

di Beppe Grillo

Per depositare la scheda elettorale e i documenti correlati è necessario recarsi al Viminale. E’ esentato chi è già presente in Parlamento, ma non chi ha già partecipato con il simbolo a cinque elezioni regionali e qualche centinaio di elezioni comunali, come il MoVimento 5 Stelle. Ma questo è un dettaglio. Dopo verifiche di legge, consultazioni con studi legali, firme dai notai, ordini, contrordini, gazzette ufficiali e interpretazioni e contro interpretazioni, giunge il giorno fatidico del deposito.

Il deposito è aperto a tutti, anche a chi non ha raccolto una sola firma con il suo simbolo. I moduli con le firme vanno depositati la settimana successiva nei vari tribunali delle circoscrizioni, quindi chiunque può partecipare alla farsa. Il giorno fatidico arriva quando arriva, a sua discrezione, è come la sorpresa dell’uovo di Pasqua. All’improvviso, nella settimana del deposito, vengono poste le transenne davanti al ministero degli Interni: è il segnale che è scoccato il momento della coda.

Se stai mangiando un maritozzo nel bar davanti o ti sei appostato nell’appartamento con vista sul Viminale o hai ricevuto una soffiata, allora hai un’alta probabilità di occupare il primo posto della fila. Una volta piazzato lì, in piedi, come uno stoccafisso, nessun pubblico ufficiale ti lascia un riscontro della tua posizione: un bigliettino, un pezzo di carta di formaggio, un numero della tombola.

Devi difendere il posto come in trincea. Rimpiangi le Poste Italiane che hai sempre disprezzato, da loro almeno sai quando aprono, ti danno un numerino e stai in un luogo caldo. La fila si forma dal pomeriggio di lunedì 7 gennaio, ma gli uffici accettano il deposito solo dalle ore 8 di venerdì 11. 90 ore al freddo, di giorno e di notte, con i turni e le tazze di caffè caldo, con gli amici a darti il cambio, sembra il fronte orientale di “Centomila gavette di giaccio” nella seconda guerra mondiale.

Siamo però a Roma settanta anni dopo. Chiunque abbia gestito l’Italia nei secoli, dai Romani ai Goti, dai Longobardi agli Spagnoli, dai Borboni ai Savoia, si vergognerebbe di fronte a un simile spettacolo. Davanti al M5S ci sono ben tre gruppi con il loro simbolo che però tengono gelosamente segreto. Venerdì due avvocati e un tecnico di supporto del M5S si presentano all’ufficio elettorale. I documenti vengono letti e il deposito accettato. Nel caso ci siano delle richieste o delle contestazioni da parte dell’ufficio saranno comunicate da domenica pomeriggio.

Da allora avremo due giorni per presentare ricorsi o integrazioni. Salutati i funzionari, i nostri vedono nel tabellone elettorale due simboli quasi identici. Chi era in fila prima di noi ha consegnato all’ufficio il simbolo del M5S senza l’indirizzo del sito. Assolutamente confondibile dall’elettore. Abbiamo fatto ricorso. Dovremo aspettare martedì pomeriggio per sapere se il M5S parteciperà alle elezioni. In caso della presenza di un simbolo confondibile non parteciperemo.

Questa è l’Italia che non c’è più, che non ci appartiene, che va cambiata dalle fondamenta. Se entreremo in Parlamento lo apriremo come una scatola di tonno. Se non ci lasceranno partecipare si prenderanno la responsabilità della delegittimazione dello Stato e delle inevitabili conseguenze.