Grillo contro le agenzie di rating, com’è finita davvero a Trani

23 Ottobre 2018, di Alberto Battaglia

Dal palco del Circo Massimo il fondatore del M5s, Beppe Grillo, ha dichiarato che le agenzie di rating sarebbero “sotto inchiesta” presso la Procura di Trani. L’attacco del comico, già attaccato da vari fact-checking, è da tempo sorpassato dall’esito del processo, conclusosi nel marzo 2017 con l’assoluzione di tutti gli imputati. I pm hanno deciso di rinunciare all’appello, pertanto il procedimento che vedeva coinvolti alcuni dirigenti di Standard & Poor’s è concluso. Nelle motivazioni della sentenza veniva chiarito che il doppio declassamento da A a BBB+ avvenuto il 13 gennaio 2012 fu motivato da un dato “sicuramente falso” relativo “all’ammontare del debito netto bancario estero”. L’accusa di manipolazione del mercato è decaduta, portando all’assoluzione degli imputati per l’impossibilità di dimostrare il dolo, pertanto “rimane il dubbio se ciò [l’inserimento dato erroneo sul debito bancario estero] sia avvenuto per mera negligenza e quindi per colpa o con la coscienza e volontà di diffondere al mercato una notizia falsa unitamente alla consapevolezza dell’idoneità di tale condotta a cagionare una ‘sensibile alterazione dei prezzi degli strumenti finanziari”, ha scritto il giudice Giulia Pavese nelle motivazioni.

 

 

Nell’arco della stessa frase pronunciata durante la kermesse pentastellata, Grillo ha affermato che le agenzie di rating siano state “condannate“; probabilmente si riferiva a vicende precedenti e non alla manipolazione del mercato per la quale la magistratura ha indagato a Trani (se si ritiene “sotto inchiesta” un soggetto, esso non può essere ancora un condannato).

 

In questo caso, le indagini a carico delle agenzie di rating hanno più volte portato queste ultime a erogare somme milionarie pur di far rientrare le accuse (dal punto di vista giuridico non è una condanna, comunque). Un caso clamoroso riguarda Moody’s, che nel gennaio 2017 ha accettato di pagare 864 milioni di dollari alle autorità Usa per gli errori sui rating dei mutui, gli stessi che si sarebbero resi protagonisti dello scoppio della crisi finanziaria nel 2008. Nel 2015 S&P ha pagato 77 milioni di dollari per chiudere un procedimento avviato dalla Consob americana, la Sec, per “condotta fraudolenta” nel attribuzione del rating su titoli che avevano come sottostante, anche in questo caso, dei mutui (Cmbs). Ciò, comunque, non ha nulla a che vedere con il processo di Trani e il comico ha rischiato di generare confusione.