Golpe Turchia: continua purga Erdogan. Che accusa Usa e iman Gulen

18 Luglio 2016, di Alessandra Caparello

ISTANBUL (WSI) – E’ il giorno del giudizio in Turchia nel dopo quasi golpe che ha tentato di rovesciare il leader Recep Tayyp Erdogan che, dato per spacciato e poi risorto dalle ceneri “invita” i traditori, i golpisti a consegnarsi.

Nel mirino i gulenisti, come sono chiamati i seguaci di Fethullah Gulen, l’Imam accusato di aver ispirato dagli Stati Uniti il colpo di Stato, anche se lui nega convinto.

Feto, come lo chiamano in maniera dispregiativa gli adepti di Erdogan, è il 75enne Imam Fetullah Gulen, a capo di una comunità religiosa , la confraternita Hizmet che conta in Turchia decine di migliaia di attivisti e una cerchia di simpatizzanti di 4-5 milioni di persone; predicatore che crede nella scienza e nel dialogo interreligioso con il Vaticano e organizzazioni ebraiche, Fethullah è noto per essere il fondatore di una rete di scuole e università private non coraniche, che si ispira ad un Islam più aperto e moderato.

Gulen è sostenuto dall’agenzia di stato Cihan e da diverse reti televisive i cui direttori e responsabili sono finiti tutti nella cerchia dei traditori di Erdogan ed arrestati.

Giornalisti, ma anche 2750 giudici, acciuffati dagli uomini di Erodgan in ciabatte a casa propria e arrestati come riprende la Tv di Stato, insieme a 52 funzionari dell’esercito in manette all’alba. Tra loro il comandante della guarnigione locale, Ozhan Ozbakir, un nuovo generale dopo gli ufficiali già fermati dopo le 4 ore di golpe.

La purga del leader turco è solo iniziata e come ha reso noto il ministro della giustizia, Bekir Bozdag continuerà:

“Ci sono circa 6 mila arresti (…) Ce ne saranno altri 6 mila. Continuiamo a fare pulizia“.

“Elimineremo il virus da tutte le istituzioni pubbliche” ha detto lo stesso Erdogan che mentre ordina gli arresti si fa riprendere dalle telecamere, così come si fa riprendere mentre porta a spalla la bara di un amico morto negli scontri di venerdì sera.

Ma la tensione è alta, soprattutto dopo che Suleyman Soylum, ministro del Lavoro n Turchia, ha puntato il dito direttamente contro l’America, accusandolo di essere dietro il fallito golpe dello scosrso venerdì.