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Prende il via la stagione delle trimestrali negli Stati Uniti. La prima grande banca d’affari ad alzare il velo sui conti è Goldman Sachs che nel primo trimestre dell’anno ha registrato risultati superiori alle attese, ma con un quadro non uniforme tra le diverse attività, soprattutto per quanto riguarda il wealth management, che cresce ma resta sotto le previsioni degli analisti.
Wealth management e risultati complessivi per Goldman
La divisione di asset e wealth management della banca americana ha generato ricavi pari a 4,08 miliardi di dollari, in aumento del 10% rispetto all’anno precedente. La crescita è stata sostenuta dall’aumento delle commissioni di gestione legate all’espansione degli asset sotto supervisione. Tuttavia, il risultato è rimasto circa 140 milioni di dollari sotto le attese, a causa soprattutto di una flessione nel private banking.
Guardando agli altri risultati, nel complesso, la banca ha registrato un utile per azione di 17,55 dollari, sopra i 16,49 dollari stimati, mentre i ricavi sono saliti a 17,23 miliardi di dollari, contro i 16,97 miliardi attesi. L’utile netto è cresciuto del 19% a 5,63 miliardi di dollari, con ricavi in aumento del 14% su base annua.
La performance è stata trainata soprattutto dall’equity trading, che ha registrato ricavi in crescita del 27% a 5,33 miliardi di dollari, superando le attese di circa 420 milioni, grazie alla forte attività dei clienti hedge fund e al maggiore dinamismo del prime brokerage.
Ottima anche la performance dell’investment banking, con commissioni in aumento del 48% a 2,84 miliardi di dollari, sopra le stime di circa 340 milioni, sostenute da consulenze M&A e da una buona attività di underwriting su azioni e debito. Più debole invece il reddito fisso, in calo del 10% a 4,01 miliardi di dollari, con un risultato inferiore alle attese di circa 910 milioni, penalizzato da minori ricavi su tassi, mutui e credito.
La reazione in Borsa
In aumento anche il costo del rischio: le perdite su crediti sono salite a 315 milioni di dollari, oltre il doppio delle stime e quasi il 10% in più rispetto all’anno precedente. Nonostante la solidità complessiva, il titolo ha reagito negativamente in pre-market, con un calo superiore al 4%, in un contesto segnato da elevata volatilità e incertezze geopolitiche.
Per Goldman Sachs, che ricava la maggior parte dei propri ricavi dalle attività di trading e di investment banking, la domanda principale che gli analisti si porranno riguarda l’impatto della guerra con l’Iran iniziata il 28 febbraio. Gli eventi dirompenti che influenzano il prezzo delle materie prime — come ha fatto il conflitto con l’Iran — possono talvolta costringere a rimanere in disparte, il che potrebbe minacciare future operazioni sui mercati dei capitali come fusioni o emissioni di debito. L’amministratore delegato di Goldman, David Solomon, ha fatto riferimento alla crescente volatilità “in un contesto di più ampia incertezza” del periodo.
“Goldman Sachs ha registrato una performance molto solida per i nostri azionisti in questo trimestre, nonostante le condizioni di mercato siano diventate più volatili”, ha affermato Solomon. “Il panorama geopolitico rimane molto complesso, pertanto una gestione del rischio disciplinata deve rimanere al centro del nostro modo di operare”.