Giuliani (Azimut): 15 anni di rialzi e il mercato ancora ci sottovaluta

3 Luglio 2019, di Alessandro Piu

Il gruppo indipendente dell’asset management Azimut soffia sulle candeline del quindicesimo anno dalla quotazione a Piazza Affari. Per il fondatore e presidente Pietro Giuliani è l’occasione per fare il punto su quanto fatto finora e sui progetti futuri

Azimut festeggia i 15 anni dal debutto a Piazza Affari (era il 7 luglio 2004) con numeri da record. Da quando il titolo della società indipendente di asset management è quotata ha realizzato una performance del 751%, imponendosi come il miglior titolo finanziario del Ftse Mib e offrendo un rendimento annuo del 50%. Nello stesso periodo di tempo solo altri tre titoli hanno fatto meglio.

Dal 2004 Azimut è cresciuta in Italia di circa 1.100 consulenti finanziari e private banker, portando il numero complessivo da circa 700 professionisti a quasi 1.800 (2.200 includendo la rete all’estero). In 15 anni Azimut ha raccolto circa 44 miliardi di euro di nuove masse e ha generato quasi 2 miliardi di euro di utile netto, di cui circa 1,3 miliardi di euro pagati agli azionisti come dividendo.

Nonostante queste cifre a Pietro Giuliani proprio non va giù che il mercato sottovaluti ancora la società.

“Secondo le nostre stime basate su multipli di mercato locali così come transazioni di m&a nei rispettivi paesi, il solo business estero vale circa 1,5 miliardi di euro. L’attuale capitalizzazione di borsa del Gruppo Azimut è di soli 2,4 miliardi di euro, nonostante siamo ai vertici del settore per utile netto e crescita delle masse. Dobbiamo quindi constatare un’evidente sottovalutazione sia del business domestico che di quanto creato all’estero in questi anni

ha dichiarato nel corso della conferenza stampa svoltasi a Milano.

L’estero come opportunità di sviluppo, l’Italia per crescere con le imprese

Sempre più estero e investimenti alternativi nel mix patrimoniale di Azimut, che ha in preparazione il prossimo piano quinquennale.

I mercati internazionali ed emergenti assumeranno ancora maggiore importanza nel patrimonio complessivo della società. Al 2024 il loro peso sul totale è stimato da Azimut al 35% (da 28% attuale).

“Nel 2018 le attività all’estero hanno dato un tangibile contributo positivo alla redditività del Gruppo, con un’accelerazione della marginalità che continueremo a vedere nei prossimi periodi”

ha spiegato Giuliani che ha poi proseguito giustificando la scelta, un decennio orsono, di andare sui mercati esteri:

“Dieci anni fa abbiamo pensato che l’Occidente, il mondo sviluppato, sarebbe cresciuto meno rispetto ad altre aree, come per esempio l’Asia. Ci abbiamo visto giusto. Anche altri ci hanno seguito su questa strada ma, rispetto a noi, sono in ritardo”.

Da qui al 2030 i primi dieci Paesi per Pil nominale a parità di tassi di cambio saranno nell’ordine Cina, India, Usa, Indonesia, Turchia, Brasile, Egitto, Russia, Giappone e Germania secondo una ricerca di Standard Chartered.

Nel corso degli ultimi anni Azimut ha investito all’estero sia tramite acquisizioni che tramite crescita organica: in Cina (Hong Kong e Shanghai), Monaco, Svizzera, Singapore, Brasile, Egitto, Messico, Taiwan, Cile, Stati Uniti, Australia, Turchia ed Emirati Arabi. Su 15,6 miliardi di euro di masse gestite all’estero, 4,2 fanno capo all’area Europa, Medio Oriente e Nord Africa, 6 miliardi nelle Americhe e 5,5 nell’area Asia-Pacifico. Grazie all’efficace espansione internazionale, Azimut è oggi l’unico player italiano nel risparmio gestito con una reale presenza globale.

Un’altra fonte di crescita arriverà da Azimut Libera Impresa, nel settore degli asset alternativi e non quotati (es. private equity, private debt, venture capital, etc.), il cui peso è previsto raggiungere almeno il 15% delle masse totali del Gruppo dall’attuale 1% entro il 2024.