GENERAL MOTORS,
UN ANNO NERO

28 Marzo 2005, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime esclusivamente il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – La General Motors ha informato gli azionisti su come sono andate le cose nel primo trimestre dell’anno, quello che sta per concludersi. Dopo la notizia del pagamento di due miliardi di dollari alla Fiat, si sperava che, per tirare su il morale, ci fosse la conferma della previsione di un dato positivo.

Invece è stata una doccia fredda. In luogo dell’utile vi sarà una perdita, valutata in un dollaro e mezzo per azione. Non solo. Durante l’anno il gruppo, anziché creare liquidità, brucerà riserve di cassa per due miliardi.
I problemi in cui GM si dibatte sono due. Uno nasce da difficoltà legate alla concorrenza di Toyota e altre case che le impediscono di vendere un numero di veicoli adeguato per coprire i grossi costi fissi (GM è un gigante con 180 mila addetti). Nel 2004 ha venduto cinquantamila unità in meno che nel 2003 pur avendo mantenuto praticamente inalterati i prezzi a una media di 18.991 dollari per veicolo (nel 2003 il prezzo medio era sui 18.992, un dollaro in più).

In moneta con potere di acquisto costante, considerando l’inflazione, le auto GM sono vendute a un prezzo minore del 2,5 per cento. E questo nonostante un investimento di sei miliardi e mezzo nel rinnovo dei modelli. GM deve fronteggiare un altro grosso problema, sconosciuto ai concorrenti asiatici ed europei, quello dei costi crescenti dell’assistenza sanitaria al personale e ai pensionati (che secondo una stima di John Gapper sul Financial Times sarebbero ben due volte e mezzo i lavoratori in servizio).

L’onere è giunto a sei miliardi, e sale di un importo tra il mezzo miliardo e il miliardo l’anno. E poiché l’impresa è fortemente indebitata con le banche e con il pubblico degli obbligazionisti (e comunque investe il cinque per cento del fatturato per nuovi modelli), questa emorragia di denaro è preoccupante.

Il rischio del degrado dei suoi bond al livello di “spazzatura” è reale. Toccherà all’amministratore delegato Rick Wagoner, che fino ad ora ha sfoggiato prospettive ottimistiche, spiegarlo ai sindacati, per negoziare tagli sul trattamento sanitario e pensionistico. Ma non basterà. Saranno soprattutto le banche che dovranno rimboccarsi le maniche. Proprio come alla Fiat.

Copyright © Il Foglio per Wall Street Italia, Inc. Riproduzione vietata. All rights reserved